salute – Dott.ssa Donatella Valsi https://www.sentirepsicologia.it Psicologa Clinica - Individuale e di Coppia - Roma Nomentana - Montesacro - Guidonia e Online Mon, 21 Oct 2024 18:33:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 https://i0.wp.com/www.sentirepsicologia.it/wp-content/uploads/2019/12/cropped-profile.png?fit=32%2C32&ssl=1 salute – Dott.ssa Donatella Valsi https://www.sentirepsicologia.it 32 32 170221724 Terapia Online in Promozione: 10% di sconto – registrazione entro Novembre 2024 https://www.sentirepsicologia.it/2024/08/18/terapia-online-promozione/ Sun, 18 Aug 2024 17:55:07 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=2582 Benvenuto/a nel mio sito web “Sentire Psicologia”: ti presento due servizi di terapia online adatti alle tue esigenze e necessità, ovunque tu sia. 

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Dott.ssa Donatella Valsi – Psicologa Clinica

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Professionisti della Salute & Sessualità: cosa emerge dai pazienti? https://www.sentirepsicologia.it/2023/07/08/sessualita-sanitari/ Sat, 08 Jul 2023 16:13:10 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=2104  La divulgazione di questo articolo è quello di comunicare ciò che è emerso mediante un questionario ad hoc sulla sessualità rivolto ai professioni sanitari

Sessualità: cosa emerge dai pazienti?

Dott.ssa Donatella Valsi – Psicologia della Sessualità

Ho creato un questionario ad hoc sulla sessualità e diffuso online rivolto ai miei colleghi psicologi ed agli altri professionisti sanitari che lavorano nell’ambito sessuologico con l’obiettivo di raccogliere le informazioni utili per ampliare e migliorare i servizi della salute psicofisica in questo specifico ambito d’intervento.

Lo scopo di questo articolo è quello di illustrare e diffondere ciò che è emerso; mi auguro che la sua divulgazione possa essere benefica al lettore, alla sua personale conoscenza; in particolare, auspico che chi opera in questo settore possa trarre ulteriore ispirazione e motivazione nella lettura di questo articolo affinché si risponda sempre meglio ai bisogni, alle necessità in campo sessuologico.

Ho diffuso il questionario “”Professionisti della Salute & Sessualità” in modalità online attraverso i social network(gruppi specifici su fb,telegram e instagram) nel 2023, specificamente a fine maggio,i primi di giugno. 

Pubblico di seguito i dati dei partecipanti.

Dati dei partecipanti:

Hanno compilato il Questionario sulla sessualità 34 professionisti sanitari (la maggioranza rappresentata da psicologi-psicoterapeuti; elenco le altre professioni che hanno partecipato: Logopedista, Ostetrica, Urologo-Andrologo, Riabilitatrice del pavimento pelvico e Psichiatra)

La maggioranza dei professionisti lavora in centro e nord Italia con una minoranza al sud.

La loro età è compresa dai 27 ai 50 anni, con prevalenza del sesso biologico femminile( 28 donne tra i partecipanti).

La maggioranza  ha indicato di collaborare con altri professionisti sanitari, con centri clinici e/o associazioni. 

Solo 5 di loro lavorano in modalità online. 

Sono consapevole del limite di questo sondaggio che ho diffuso: Il campione non è rappresentativo dell’intera comunità professionale per il numero molto ridotto dei partecipanti ma penso che possa comunque offrirci un iniziale sguardo d’osservazione per comprendere ciò che si verifica all’interno degli studi clinici sia privati che pubblici.

Iniziali riflessioni sui dati emersi: 

Voglio avvalermi di questo spazio per evidenziare alcune domande ed osservazioni che sono emerse analizzando ciò che è emerso con l’obiettivo di invitare il lettore a fare altrettanto al fine di stimolare future iniziative.

Sono emersi secondo la mia personale osservazione due dati molto importanti da studiare in modo più approfondito in avanti (e da migliorare) – tenendo sempre in considerazione il numero limitato dei partecipanti : la posizione geografica dove lavora il professionista e la modalità svolta per offrire il proprio servizio.

La maggioranza di loro lavora in centro e nord Italia e solo 5 su 34 offrono la propria professionalità in modalità online.

Le domande che mi pongo sono :

“E’ possibile e/o necessario migliorare ed incrementare i servizi in ambito sessuologico al sud italia, nelle isole e in modalità online?”

“ La modalità online può essere utile per la popolazione in generale per questioni legate alla salute sessuale (quali potrebbero essere i limiti ed i vantaggi ?” 

***per rispondere meglio a questa domanda, ho diffuso un altro questionario rivolto a tutti, pubblicherò i dati emersi successivamente

Perché la Sessuologia? 

Ho chiesto ai partecipanti come e perché si sono avvicinati a questo specifico ambito d’intervento con il fine di comprendere più approfonditamente la loro scelta e se la motivazione possa influenzare tuttora la professione. 

Elenco sintetizzando di cosa hanno indicato:

  • Interesse,
  • Problematiche vissute in prima persona,
  • approfondimento formativo,
  • curiosità,
  • passione,
  • provocazione,
  • importanza per la salute,
  • per affrontare il personale modo di vedere la sessualità ed il pregiudizio,
  • valorizzazione della diversità nelle sottoculture underground.

Molti di loro hanno approfondito questo specifico ambito di intervento perché valutano la

“Sessualità come un aspetto fondamentale per la salute psicofisica” :

viene toccata durante le sedute di consulenza psicologica, di psicoterapia individuale e di coppia e in ambito medico e riabilitativo.

Questo aspetto è confermato mediante gli studi e le ricerche scientifiche pertanto è importante promuovere la sessualità in ogni sua sfumatura e peculiarità.

Problema sessuale maggiormente riscontrato:

Ho voluto indagare quale sia il problema maggiormente lamentato da parte dei pazienti negli studi clinici; elenco di seguito le macro aree emerse in ordine decrescente:

  • Disfunzioni sessuali maschili(maggioranza di risposte),
  • Disfunzioni sessuali femminili,
  • LGBTQIA+,
  • Disturbi mentali e sessualità,
  • Sterilità/Infertilità,
  • Questioni legate all’adolescenza

Queste sei macro-categorie sono quelle che hanno avuto più voti da parte dei partecipanti.

Altri temi emersi:

● Problemi legati alla menopausa,

● Problemi oncologici, disturbi parafilici, problemi legati al pavimento pelvico, contraccezione(stesso livello di maggioranza)

● Malattie a trasmissione sessuale

Utilità per…

Queste informazioni emerse possono essere utili a noi professionisti sanitari ma anche alle persone:

✅ Per te che sei un professionista e vorresti iniziare/approfondire lo studio della sessuologia, comprendere quali sono le questioni, i problemi di maggiore interesse per la popolazione in generale;

✅Per divulgare e sensibilizzare le persone alla salute sessuale (“posso non considerarmi l’unico al mondo che soffre ad es.di eiaculazione precoce,ci sono altre persone e ciò può essermi d’aiuto”)

✅ Porsi altre domande;per esempio sulla base dei dati emersi: “Gli uomini rispetto le donne chiedono con più facilità aiuto ad un* psicolog* per la sessualità?”

Ringrazio tutti i partecipanti;la vostra partecipazione è stata per me importante.

Visualizza il Carosello su Instagram

Dott.ssa Donatella Valsi

Psicologa Clinica – Individuale e di Coppia – Roma Nomentana – Montesacro – Guidonia e Online

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Problemi sessuali femminili psicologici: quali sono? https://www.sentirepsicologia.it/2022/10/30/problemi-sessuali-femminili/ Sun, 30 Oct 2022 18:31:24 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=1948

Viene esplorata la sessualità femminile, in particolare quali fattori psicologici possono determinare i problemi sessuali, considerando la prospettiva biopsicosociale; inoltre, si evidenzia l’importanza della prevenzione e della cura per salvaguardare la salute sessuale di ogni donna.

Problemi sessualità femminile psicologa roma

La sessualità è alla base del benessere fisico, psicologico e sociale della persona e della relazione di coppia; pertanto la salute sessuale, una parte cruciale e fondamentale della salute generale, è una complessa interazione degli aspetti culturali, sociali, relazionali, intrapsichici e biomedici. 

Per questo motivo, è importante divulgare e sensibilizzare le persone, in particolare, in questo specifico articolo, ci si focalizzerà sui problemi sessuali femminili psicologici.

Non è compito facile, focalizzarsi esclusivamente sui problemi sessuali, considerandoli solo secondo una prospettiva psicologica, in quanto la salute di ogni persona è complessa ed integra aspetti biologici, psicologici e sociali; tanto che, la valutazione diagnostica e la cura dei problemi sessuali, si avvale della prospettiva biopsicosociale, riconoscendo che sia i fattori fisici (obesità, fumo, abuso di alcol e sostanze) che i fattori psicosociali (stress, ansia, depressione, reddito, cultura, esperienze e personalità) possono non solo derivare dalla disfunzione sessuale ma possono anche contribuire ed amplificarla.

Psicologia & Medicina

Le disfunzioni sessuali  femminili rappresentano problemi sessuali sia a livello medico che psicologico in quanto, influiscono negativamente non solo sulla salute fisica ma anche sul benessere emotivo e mentale della donna: infatti, la compromissione del funzionamento sessuale può avere un effetto dannoso sull’autostima, sull’immagine corporea, sulle relazioni interpersonali e sulla salute fisica in generale, compresa la fertilità.

Quali sono i problemi sessuali femminili?

I problemi sessuali femminili o meglio le disfunzioni sessuali della donna comprendono una molteplicità di sintomi come il dolore durante i rapporti sessuali, le contrazioni dolorose involontarie (spasmi) dei muscoli interni alla vagina, la mancanza di interesse (desiderio) nel sesso e problemi con l’eccitazione o l’orgasmo. 

Per una corretta diagnosi di disturbo da disfunzione sessuale questi problemi devono essere fonte di stress per la donna; infatti se i problemi sessuali raggiungono una gravità tale da provocare angoscia nella persona, si può parlare di disfunzione sessuale.

Circa il 30-50% delle donne presenta problemi sessuali nel corso della vita. 

La disfunzione sessuale può essere descritta e diagnosticata in termini di problemi sessuali specifici, come i seguenti:

  • Difficoltà a raggiungere l’orgasmo nonostante un normale interesse nelle attività sessuali (chiamato disturbo dell’orgasmo femminile)
  • Contrazioni involontarie dei muscoli interni alla vagina o dolore durante l’attività sessuale (chiamato disturbo da dolore genito-pelvico/della penetrazione)
  • Mancanza di interesse nelle attività sessuali e/o difficoltà a eccitarsi (chiamato disturbo dell’interesse sessuale/dell’eccitazione)
  • Disfunzione sessuale indotta da sostanze/farmaci
  • Disfunzione sessuale di altro tipo (i medici la definiscono “altra disfunzione sessuale specificata e non specificata”)

Si raccomanda di non fare autodiagnosi e di rivolgersi ad un professionista sanitario per avere supporto e cura!

Problemi sessuali femminili psicologici

La presenza di un disturbo mentale come una depressione o un disturbo d’ansia, altri tipi di fattori psicologici, difficoltà relazionali possono contribuire all’insorgenza di specifici problemi sessuali nella donna.

Il funzionamento sessuale può essere influenzato da diverse preoccupazioni legate al sesso.

Ad esempio, la preoccupazione della donna relative alle conseguenze indesiderate dell’attività sessuale (come una gravidanza o un’infezione sessualmente trasmessa) o riguardo alle prestazioni sessuali proprie o del partner.

Oltre ad alcuni disturbi specificatamente correlati con il sesso, la sessualità e la dimesione erotica, ve ne sono altri che al contrario investono più il genere e il ruolo femminile.

Pertanto, problematiche psicologiche possono essere associate con il menarca, con le mestruazioni e l’amenorrea, con la gravidanza e il puerperio e con la menopausa o a seguito all’abuso realizzato nell’ambito delle cure ostetrico-ginecologiche o anche con l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG).

Consulenza sessualità femminile psicologa roma

Consulenza sessuologica individuale e di coppia

La consulenza sessuale è un intervento finalizzato ad accogliere la richiesta d’aiuto mediante uno scambio dialogico e conoscitivo tra lo psicologo e la persona e/o la coppia per interloquire sul tema della sessualità; vengono affrontati specifici problemi sessuali, modi di approcciare alla sessualità, i suoi miti e tabù propri del contesto storico-culturale attuale.

Fattori psicologici

uno sguardo d’insieme…

Depressione e Disturbi d’Ansia

La depressione ed i disturbi d’ ansia contribuiscono comunemente alla disfunzione sessuale.

Secondo le ricerche scientifiche, nell’80% delle donne con depressione maggiore e disfunzione sessuale quest’ultima migliora se la depressione viene trattata efficacemente con antidepressivi.

Paura e bassa Autostima

Varie paure (di lasciarsi andare, di essere rifiutata o di perdere il controllo) e una bassa autostima possono contribuire alla disfunzione sessuale.

Eventi traumatici

Esperienze pregresse possono influire sullo sviluppo psicologico e sessuale della donna e provocare problemi sessuali come:

  • Esperienze sessuali o di altro tipo negative possono essere causa di bassa autostima, vergogna o senso di colpa.
  • La violenza emotiva, fisica o sessuale durante l’infanzia o l’adolescenza può insegnare ai bambini a controllare o nascondere le emozioni, un meccanismo di difesa. Tuttavia, le donne che controllano o nascondono le emozioni possono avere difficoltà ad esprimere le sensazioni sessuali.
  • Se le donne perdono un genitore o una persona cara durante l’infanzia, possono provare difficoltà ad entrare in intimità con un partner sessuale perché temono una perdita simile, talvolta senza esserne consapevoli.
  • La qualità delle relazioni durante l’infanzia
  • Esperienze sessuali precedenti

Immagine corporea 

I problemi legati all’ immagine del corpo possono influenzare tutti gli aspetti del funzionamento sessuale; in particolare le proprie cognizioni e l’autocoscienza sembrano essere fattori chiave per comprendere le complesse relazioni tra l’immagine del corpo e la sessualità. 

Valutazioni relative al corpo e le cognizioni non solo possono interferire con le reazioni sessuali e le esperienze durante l’attività sessuale, ma anche con il comportamento sessuale, l’evitamento sessuale e comportamenti sessuali a rischio. 

La donna con una soddisfazione per la propria immagine corporea ha una maggiore fiducia e si sente più a suo agio quando interagisce sessualmente con un partner.

Caratteristiche di personalità

I tratti della personalità (come la capacità della donna di concedere fiducia, la tendenza ad essere ansiosa e la necessità di avere il controllo) possono influire negativamente sulla sessualità.

Stress cronico

Lo stress cronico è generalmente determinato da:

“un importante evento della vita che induce un periodo prolungato di stress come una morte in famiglia”

o da:

“un insieme di piccoli fattori di stress che sono costantemente o frequentemente presenti, come scadenze che non sembrano mai essere soddisfatte, problemi legati al traffico o finanziari”

Un accumulo di costanti, piccoli fattori di stress, come importanti eventi traumatici (angoscia), possono potenzialmente contribuire alla disfunzione sessuale. 

Sebbene lo stress sia generalmente considerato uno dei principali contributori della disfunzione sessuale, ci sono solo pochi studi in letteratura che indagano l’effetto dello stress cronico sulla funzione sessuale e più in generale sulla qualità della vita e sulla soddisfazione della relazione di coppia.

Da un punto di vista psicologico, lo stress può alterare gli stati emotivi e cognitivi, impedendo all’individuo di concentrarsi sugli stimoli sessuali durante l’attività sessuale. La presenza di stress cronico sembra quindi produrre effetti dannosi sul desiderio sessuale e sull’eccitazione genitale. 

Ulteriori studi scientifici…

In uno studio, un campione di donne con livelli di stress medio-alti è stato esaminato e sottoposto alla visione di un film erotico. E’ emerso che le donne con alti livelli di stress avevano livelli più bassi di eccitazione genitale e riportavano più distrazione durante il film erotico rispetto al gruppo di donne con livelli di stress nella norma.

Entrambi i fattori psicologici e ormonali erano correlati ai livelli più bassi di eccitazione sessuale osservati nelle donne con alti livelli di stress cronico.

Fattori situazionali e psicologici

Possono manifestarsi problemi sessuali nelle donne legati a specifiche circostanze come:

  • La situazione stessa della donna: ad esempio la donna può non avere un’alta opinione di sé se ha problemi di fertilità o ha subito un intervento chirurgico per l’asportazione della mammella, dell’utero o di un’altra parte del corpo associata al sesso(immagine corporea)
  • Le relazioni: le donne possono non avere fiducia o provare sentimenti negativi nei confronti del proprio partner sessuale, oppure possono sentirsi meno attratte rispetto all’inizio della relazione.
  • L’ambiente: la donna può essere influenzata o meno dall’ambiente in cui si verifica attività sessuale 
  • La cultura: le donne possono provenire da una cultura che limita l’espressione o l’attività sessuale. In alcune culture le donne hanno vergogna o si sentono colpevoli riguardo alla sessualità e vi sono casi in cui le donne e i loro partner provengono da culture con visioni diverse al riguardo.

Prevenzione e cura dei problemi sessuali femminili

La prevenzione per quanto riguarda le disfunzioni sessuali, come con molte altre patologie, rimane l’approccio più efficace per contrastare ed alleviare le conseguenze della disfunzione sessuale.

Modello integrato in ambito sessuologico

  • Terapie mediche e psicologiche
  • Farmaci, compresa la terapia ormonale
  • Fisioterapia

E’ possibile iniziare un percorso terapeutico integrato(medicina e psicologia) per migliorare e vivere pienamente la propria sessualità; ad esempio, è possibile :

  • Per entrambi i partner, imparare l’anatomia della donna e i modi per eccitarla(in questo articolo ci si focalizza sulla donna senza escludere che lo stesso discorso può essere applicato per quanto concerne la sessualità maschile; si evidenzia che ogni donna ha le sue specificità soggettive)
  • Darsi un tempo per l’attività sessuale: le donne, che solitamente sono super affaccendate, possono essere preoccupate o distratte da altre attività (come il lavoro, la casa, i figli, la comunità). Può essere d’aiuto mettere l’attività sessuale fra le priorità e riconoscere quanto siano controproducenti le distrazioni.
  • Essere consapevoli di se stesse: vale a dire imparare a concentrarsi su ciò che accade nel presente, senza esprimere giudizi o monitorare quanto accade. Essere consapevoli aiuta la donna a liberarsi dalle distrazioni e le consente di far attenzione alle sensazioni provate durante l’attività sessuale restando concentrata sul momento. La mindfulness può aiutarci per imparare a praticare la consapevolezza di sé.
  • Migliorare la comunicazione, anche sul sesso, fra la donna e il suo partner (percorsi psicologici di coppia)
  • Scegliere il momento e il luogo giusto per l’attività sessuale: ad esempio, a tarda notte, quando la donna è pronta per dormire ed è troppo stanca, potrebbe non essere un buon momento. Assicurarsi che il luogo sia riservato può aiutare la donna se teme di essere scoperta o interrotta. Un altro aiuto può essere il concedersi tutto il tempo necessario, e un ambiente che stimoli le sensazioni sessuali.
  • Lasciarsi andare a più tipi di attività sessuale: ad esempio, accarezzare e baciare le zone erogene del corpo, toccarsi reciprocamente i genitali per un certo tempo prima di iniziare il rapporto può aumentare l’intimità e ridurre l’ansia.
  • Trascorrere insieme del tempo che non implica attività sessuali: le coppie che parlano molto regolarmente hanno maggiori probabilità di volersi concedere delle attività sessuali insieme.
  • Favorire la fiducia, il rispetto e l’intimità emotiva fra i partner: queste qualità devono essere coltivate con o senza l’aiuto di un professionista. Le donne hanno bisogno di queste qualità per avere una risposta sessuale. Le coppie potrebbero aver bisogno di aiuto per imparare a risolvere i conflitti che interferiscono con la loro relazione.
  • Prendere provvedimenti al fine di prevenire conseguenze indesiderate: tali misure sono particolarmente utili allorché il timore di una gravidanza o di infezioni sessualmente trasmesse inibisce il desiderio sessuale.

Grazie per la lettura

Dott.ssa Donatella Valsi

Via G.Luca Squarcialupo 3
Viale Marco Polo 86
Modalità Online
Roma, Italia

Fonti:

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1948
Il Desiderio Sessuale nella Donna : conoscere la sessualità femminile https://www.sentirepsicologia.it/2022/04/19/desiderio_sessuale_femminile/ Tue, 19 Apr 2022 16:15:08 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=1636

L’ articolo esplora il desiderio sessuale femminile, le sue caratteristiche e peculiarità facendo riferimento anche alla sessualità maschile

Desiderio sessuale femminile psicologa roma

Definire il desiderio sessuale è un compito per nulla facile; possiamo iniziare, considerando il significato etimologico della parola desiderio, la quale deriva dal latino: desiderium, composto da de e sidera e significa “la mancanza delle stelle”.

Spinoza disse: “Il desiderio è la tristezza che riguarda la mancanza della cosa che amiamo”.

Il centro del desiderio è l’assenza (“Mi manchi…”).

Nei confronti di quest’assenza, il desiderio sessuale ha una funzione riparativa, tendendo a ricostruire la situazione – l’intimità erotica e affettiva – lesa dalla mancanza, dall’assenza.

Pertanto il desiderio sessuale è il bisogno sessuale, la sensazione fisica che spinge a cercarsi sessualmente (aspetto prevalentemente fisico-corporeo) ed è l’emozione erotica che si nutre di distanza, di ricordi, di anticipazioni (aspetto più psicologico-immaginativo).

Il desiderio sessuale ha una molteplicità di espressioni che lo definiscono – libido, attrazione, voglia, bisogno sessuale, impulso sessuale, spinta erotica, appetito sessuale, ma anche interesse sessuale,nostalgia amorosa, desiderio ardente, passione, motivazione sessuale, ricerca di intimità.

Tutte queste definizioni ne indicano la sua complessità: il desiderio sessuale ha implicazioni a livello biologico,psicologico,comportamentale, personale e relazionale; queste componenti sono strettamente intrecciate tra di loro.

Cos’è il desiderio sessuale?

Il desiderio può essere considerato dal punto di vista neuropsichico come espressione di una funzione associativa complessa, attivata da stimoli endogeni o esogeni che induce il bisogno e il desiderio di comportarsi sessualmente (Graziottin, 2004a).

Cosa attiva il desiderio sessuale?

Tra gli stimoli endogeni possiamo collocare l’immaginario erotico, le fantasie sessuali volontarie e involontarie, quali le visioni erotiche ad occhi aperti (“sexual day-dreams”), che si insinuano nella mente mentre si è impegnati in altro, specie quando si è innamorati, i sogni erotici, ma anche i bisogni pulsionali, le emozioni, gli affetti.

Gli stimoli esogeni comprendono tutti quei segnali, consci e subliminali,visivi, tattili, gustativi, uditivi e olfattivi che, veicolati attraverso gli organi di senso, attivano sia la corteccia cerebrale, nelle aree sensoriali (occipitale, parietale, temporale) ed emotivo-affettive (sistema limbico), sia le vie e i centri che coordinano il comportamento sessuale (Pfaus e Everitti, 1995; Panksepp, 1998; Solms & Turnbull, 2002).

Il Desiderio sessuale & Vicinanza vs Allontanamento

Pragmaticamente, il desiderio può essere considerato come la risultante della somma delle forze che ci portano verso il comportamento sessuale o ce ne allontanano (Levine,2003).

Nell’adulto, il desiderio è per definizione un fenomeno dinamico e mutevole. Può variare lungo un continuum che va dalla passione, al bisogno, all’interesse, all’indifferenza, alla riluttanza fino all’avversione franca (Levine, 2003).

Finora abbiamo considerato il desiderio sessuale da un punto di vista generale; intento di questo articolo è quello di approfondire il desiderio sessuale nella sessualità femminile insieme ad alcuni rimandi anche per quanto riguarda la sessualità maschile.

Desiderio sessuale femminile e maschile

Dal punto di vista fisiologico, in entrambi i sessi declina gradualmente con l’età, con una caduta maggiore, nelle donne, in coincidenza della menopausa, per ragioni sia endocrine, legate alla caduta degli estrogeni, sia relazionali (Dennerstein et al., 2000). La caduta è accentuata in caso di menopausa iatrogena, specie se precoce, sia per la caduta drastica del testosterone di produzione ovarica(Miller, 2001; Bachmann et al., 2002; Burger 2002; Bancroft 1988, 2002), sia per l’impatto depressivo causato dalla precocità della menopausa e dalle cause che l’hanno indotta(Graziottin & Defilippi, 1995; Graziottin, 2000, 2003).

Il desiderio si presenta relativamente costante e continuo nell’uomo, seppur con un graduale declino, dall’adolescenza fino alla tarda maturità.

Il desiderio sessuale femminile è fisiologicamente discontinuo, anche in età fertile, in relazione anzitutto alle variazioni endocrine correlate ai diversi stati fisiologici e psicoemotivi del ciclo mestruale, della gravidanza, del puerperio e della menopausa (Basson et al., 2003).

È fisicamente più intenso nell’uomo per l’azione dei più alti livelli del testosterone sui circuiti neurobiologici che regolano il comportamento sessuale (Pfaus & Everitt, 1995; Kafka,1997; Jardin et al., 2000; Levine, 2003).

Il desiderio sessuale femminile è, in genere, biologicamente meno intenso, e più vulnerabile all’effetto di fattori relazionali e correlati al contesto (Basson 2000, 2000b, 2003; Basson et al., 2003; Plaut et al., 2004).

Desiderio Sessuale vs Eccitazione Sessuale ?

Dal punto di vista soggettivo, il desiderio risulta spesso difficile da distinguere dall’eccitazione mentale (Basson, 2000, 2001, 2003; Basson et al., 2003).

Il desiderio può infatti anticipare l’eccitazione, essere ad essa consensuale, o aumentare in risposta ad un’eccitazione sessuale genitale indotta dal gioco erotico, come spesso succede nella donna, in coppia stabile (Basson, 2003), specie nella fase peri e postmenopausale.

Desiderio sessuale femminile

Helen Kaplan (1974) ha proposto che sarebbe più utile considerare una “fase del desiderio” come precedente alla fase di eccitazione.

Durante la fase del desiderio, l’eccitazione sessuale fisiologica non è di primaria importanza.

Piuttosto, la variabilità del desiderio sessuale è caratterizzata da stimoli erotici, così come il coinvolgimento o l’evitamento di ciò che può provocare una stimolazione sessuale.

Dall’esperienza clinica, La Kaplan ha notato che molte donne non avevano alcun desiderio sessuale attivo anche nelle loro abituali relazioni. Queste osservazioni riguardavano tuttavia i pazienti clinici e non la popolazione normale.

Anche se è possibile raggiungere la fase di eccitazione, senza il desiderio , è evidente che l’alterazione della fase del desiderio può ostacolare (o addirittura impedire) l’inizio della fase di eccitazione.

L’aspetto più importante del suo modello é l’inclusione del desiderio sessuale come una fase cruciale.

E’ un’idea sbagliata considerare che desiderio sessuale femminile sia ridotto rispetto a quello maschile.

Alcune ricerche suggeriscono che questo può variare . In molti casi, un uomo può iniziare l’attività sessuale mentre la donna può non notare la sua eccitazione né vi c’è la possibilità di innescare il desiderio sessuale.

Nel 2000, Rosemary Basson ha proposto un modello alternativo, ciclico, di risposta sessuale femminile .

 La sua principale novità consiste nel fatto che, nella donna, il desiderio o la fantasia erotica non rappresentano sempre il punto di partenza per l’attività sessuale, ma possono fare seguito a sensazioni di intimità emotiva, che la portano a ricercare la stimolazione sessuale o ad essere più ricettiva a quella avviata dal partner; si parla cioè di desiderio responsivo, contrapposto a quello spontaneo .

Il modello ciclico ha inoltre introdotto il concetto che il confine tra desiderio ed eccitazione può essere labile, tanto che per molte donne i due aspetti sono difficili da distinguere.

Sessualità Femminile

Nel sesso femminile, i parametri extra-biologici assumono un ruolo importante.

È stato, infatti, riportato che la motivazione della donna ad avere un’esperienza sessuale è determinata spesso dalla ricerca di gratificazioni e vantaggi non strettamente sessuali, come il bisogno di intimità, di tenerezza, di apprezzamento; o ancora, da fattori strumentali, come la volontà di mantenere la tranquillità nella coppia e nella famiglia, di ottenere vantaggi o risposte affermative a richieste diverse, di evitare la collera o l’irritazione del partner .


Gli stimoli psichici (memorie e fantasie) e sensoriali (visivi, uditivi, olfattivi), sono responsabili dell’avvio dell’attività sessuale.


Dal punto di vista neurobiologico, si pensa che il desiderio sia regolato positivamente da dopamina e melanocortina, mentre la serotonina, gli oppioidi e i cannabinoidi endogeni rappresenterebbero segnali di tipo inibitorio .

Per quanto riguarda gli steroidi sessuali, è stata suggerita un’azione sinergica di estrogeni e testosterone nel promuovere la libido nella donna.

In particolare, è stato dimostrato un aumento del desiderio durante la fase follicolare e ovulatoria, a suggerire un ruolo stimolatorio degli estrogeni, con finalità riproduttive; d’altra parte, non sono state riscontrate relazioni significative fra livelli estrogenici e fluttuazioni del desiderio durante il ciclo mestruale.

Disturbo del desiderio sessuale femminile

La valutazione del disturbo del desiderio sessuale femminile richiede generalmente un’attenta e ponderata considerazione della paziente e della moltitudine di fattori che impattano sulle varie componenti del desiderio sessuale femminile adulto.

Diverse esperienze di vita riproduttiva femminile possono influenzare in modo univoco il desiderio sessuale.

Questi eventi includono cicli mestruali, contraccettivi ormonali, stati postpartum e allattamento, ovariectomia e isterectomia e stati perimenopausali e postmenopausali.

Le disfunzioni sessuali nelle donne hanno forti associazioni positive con bassi sentimenti di soddisfazione fisica ed emotiva e bassi sentimenti di felicità. Pertanto, questo disturbo può avere un grande impatto sulla qualità della vita nella donna.

Prevalenza

I disturbi del desiderio sessuale sono in assoluto i più frequenti nelle donne.

Interessano il 33% delle donne tra i 18 e i 55 anni, secondo Laumann.

Secondo altri ricercatori la prevalenza è minore nell’età fertile, intorno al 20-25%, mentre tende ad aumentare in postmenopausa, soprattutto nelle donne che non fanno terapie ormonali sostitutive.

Uno studio europeo, condotto in Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia, su 2467 donne valutate con questionari validati,ha dimostrato che il desiderio sessuale si riduce quasi linearmente con l’età, mentre il distress, causato dalla perdita di desiderio sessuale, è inversamente correlato all’età, ed è massimo quindi nella donna più giovane.

In particolare, lamenta poco desiderio il 19% delle donne europee tra i 20 e i 49 anni; la percentuale sale al 32% nelle donne che, nella stessa fascia di età, abbiano subito la menopausa chirurgica; infine, interessa il 48% delle donne tra i 50 e i 70 anni.

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Fonti
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Conosci te stesso : la tua Personalità? https://www.sentirepsicologia.it/2022/01/07/personalita-psicologa-guidonia/ Fri, 07 Jan 2022 10:52:59 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=1496

Viene illustrata la definizione di personalità e come sia possibile conoscersi, scoprendo anche le proprie potenzialità, mediante un percorso introspettivo e psicologico individuale e di coppia.

Conoscere la nostra personalità psicologia

Da diverso tempo, aspiravo a presentare il costrutto di personalità, molto importante in quanto rappresenta noi stessi e le proprie peculiarità; per farlo, ho realizzato questo articolo di approfondimento specifico.

Buona lettura!

Cos’è la personalità?

Questo termine deriva dalla parola latina “PERSONA ”, con cui si indicavano le Maschere che gli attori indossavano per rappresentare parti diverse.

Sebbene non ci sia una Definizione Generale, la personalità è più comunemente definita come la somma di tutte le caratteristiche che riflettono modelli relativamente duraturi come quelli Emozionali, Cognitivi, Motivazionali e Comportamentali.

La personalità è un’organizzazione complessa di modi di essere, di conoscere e di agire che assicura unità, coerenza e continuità, stabilità e progettualità alle relazioni dell’individuo con il mondo (Caprara, Gennaro, 1994).

PERSONAlità diverse…

Le Differenze Individuali nella personalità sono descritte sulla base di un piccolo insieme di caratteristiche dimensionali fondamentali definite come modelli largamente coerenti di pensieri, sentimenti e azioni attraverso il tempo e le situazioni.

 I diversi tipi di tratti in varia misura dirigono il comportamento e contraddistinguono gli individui e le personalità.

I TRATTI FONDAMENTALI o caratteristiche principali della personalità si ipotizza si sviluppano precocemente, hanno una base genetica ed una forte coerenza tra la Stabilità situazionale e temporale. Sono costanti nei Sentimenti, Pensieri e Azioni e nel corso del Tempo.

Gli STATI o Caratteristiche Superficiali si sviluppano successivamente e sono generalmente più suscettibili in una configurazione sociale e culturale e meno stabili nel tempo (Es. Valutazioni, Atteggiamenti sociali, Valori, Obiettivi, Interessi)

Temperamento & Carattere

Più recentemente Cloninger definisce la personalità come divisa in due distinte dimensioni psicobiologiche: il temperamento e il carattere (Cloninger,1993). Secondo questa teoria, definita bio-psicosociale, il temperamento riflette una base biologica e determina la spinta ad agire in diversi modi, il carattere, invece, sarebbe il risultato dell’interazione della persona, in base alle sue attitudini con l’ambiente. 

Esiste la Personalità Patologica?



Ebbene Si : In Psicologia, ci si riferisce al DISTURBO DI PERSONALITÀ.

Per spiegare e far conoscere i Disturbi di Personalità in modo da divulgare e sensibilizzare le persone alla salute psicologica, da settembre 2021 ho curato una rubrica specifica su Instagram.

Rubrica Instagram Disturbi di Personalità Psicologia

Rubrica Disturbi di Personalità – Instagram

E’ un’iniziativa volta alla divulgazione e sensibilizzazione alla conoscenza della salute mentale in modo da orientare le persone a rivolgersi ai professionisti sanitari (medico, psichiatra, psicologo‑psicoterapeuta) qualora sia necessario per avere supporto e cura.

~ Non può essere utilizzata per farsi Auto‑Diagnosi ~

Esistono Punti di forza del carattere ?

Abbiamo tutti una costellazione distinta di punti di forza

I punti di forza del carattere sono le parti positive della tua personalità che influenzano il modo in cui pensi, senti e ti comporti. Gli scienziati hanno identificato 24 punti di forza caratteriali che hai la capacità di esprimere. Partecipando al sondaggio VIA scoprirai il tuo profilo di forza. Conoscere e applicare i tuoi più alti punti di forza caratteriali è la chiave per essere il tuo sé migliore. Impara i punti di forza del tuo carattere e i tratti personali | Istituto VIA (viacharacter.org)

E’ possibile definire la tua personalità?

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Se hai la necessità di iniziare un percorso psicologico volto alla conoscenza di sé e/o per altre motivazioni, richiedi un appuntamento

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Dott.ssa Donatella ValsiPsicologa Clinica

Personalità e genere

Le personalità di uomini e donne sembrano differire sotto diversi aspetti.

Alcune teorie psicologiche come le teorie del ruolo sociale dello sviluppo, presuppongono che le differenze di genere derivino principalmente dai ruoli di genere percepiti, dalla socializzazione di genere e dai differenziali di potere sociostrutturali.

Di conseguenza, i teorici del ruolo sociale si aspettano che le differenze di genere nella personalità siano più piccole nelle culture con più egualitarismo di genere.

La maggior parte delle ricerche che esaminano i legami tra genere e personalità hanno trovato differenze di genere da piccole a moderatamente grandi. In termini di tratti della personalità noti come Big Five,  la teoria dei cinque grandi fattori della personalità,
 gli uomini tendono a ottenere punteggi inferiori rispetto alle donne in nevroticismo(vulnerabilità, insicurezza ed instabilità emotiva) e gradevolezza (cortesia, altruismo e cooperatività, cordialità) e, in misura minore, alcuni aspetti dell’estroversione (ad esempio, calore,) e apertura all’esperienza .

In sintesi, le donne hanno maggiori caratteristiche di personalità legate alla vulnerabilità,insicurezza,instabilità emotiva,altruismo,cooperatività e cordialità,calore e sentimenti rispetto agli uomini.

Personalità e Benessere di Coppia

E’ vero il detto “gli opposti si attraggono” ?

Si sono effettuati diversi studi scientifici per comprendere la concordanza della personalità all’interno della coppia nel corso del tempo anche in merito al supporto coniugale percepito.

In particolare, la teoria dell’accoppiamento assortativo suggerisce che gli individui hanno maggiori probabilità di impegnarsi in relazioni con coloro che hanno tratti e caratteristiche più simili ai propri (ad esempio, Gonzaga et al., 2010Mare, 1991). 

Somiglianza dei partners…

Coerentemente con la teoria in precedenza menzionata, la letteratura esistente suggerisce che quando si entra in una relazione, i partner tendono ad essere simili nella salute mentale e malattia fisica (Kiecolt-Glaser et al., 2015), (Hippisley-Cox et al., 2002), atteggiamenti (Luo & Klohnen, 2005), e comportamenti di salute (Li et al., 2013; Merler et al., 2007).

Personalità simili e sessualità

Le somiglianze all’interno della coppia sono anche associate a risultati positivi. Ad esempio, le somiglianze all’interno della coppia in vari aspetti della sessualità sono associate alla soddisfazione sessuale (Lykins et al., 2012) e la somiglianza negli stili di attaccamento è associata alla soddisfazione (Luo & Klohnen, 2005);allo stesso modo, la discordanza all’interno della coppia nella salute mentale è associata a meno soddisfazione coniugale, più condizioni di salute croniche e aumento del rischio di divorzio (Gerstorf et al., 2013). 

Il Tempo può aiutare le coppie alla somiglianza dei partners

Anche le diadi romantiche di successo tendono a convergere nel tempo; cioè, le caratteristiche, la salute e i comportamenti dei coniugi spesso diventano più simili man mano che le relazioni si sviluppano (Jackson et al., 2015Leong et al., 2014), e che la convergenza all’interno della diade è associata a risultati positivi. Ad esempio, la convergenza delle caratteristiche emotive e degli interessi personali tra i partner predice una maggiore soddisfazione della vita, coesione e ridotto rischio di separazione (Anderson et al., 2003Gonzaga et al., 2010).

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Fonti:

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La Depressione: Prenditi cura di Te https://www.sentirepsicologia.it/2021/11/10/depressione-psicologa-guidonia/ Wed, 10 Nov 2021 17:52:36 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=1438

Viene spiegata cos’è la depressione, le possibili cause, ed illustrati gli interventi terapeutici e di prevenzione psicologica in modo da orientare la persona a scegliere di prendersi cura di sé

Cos’è la depressione?

La depressione è un disturbo dell’umore che provoca una persistente sensazione di tristezza e perdita di interesse.

Influenza il modo in cui ti senti, pensi e ti comporti e può comportare una serie di problemi emotivi e fisici.

La persona potrebbe avere difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane e, a volte, potrebbe sentire come se la vita non fosse degna di essere vissuta.

La depressione è una malattia del tono dell’umore, cioè di quella funzione psichica che accompagna l’adattamento al nostro mondo interno, psicologico e a quello esterno: il tono è alto quando siamo in condizioni piacevoli, va verso il basso quando viviamo situazioni sgradevoli.

Le persone che soffrono di depressione si percepiscono come inadeguate e senza valore, considerano l’ambiente circostante come “ostile” e non supportivo e il futuro appare incerto e pieno di difficoltà.

Chi soffre di depressione sperimenta angoscia persistente, perdita di interesse nelle attività che normalmente danno piacere e difficoltà nello svolgimento anche delle più semplici azioni quotidiane, per almeno due settimane, a volte con conseguenze negative sulle relazioni interpersonali.

La Depressione secondo Jung:

La depressione è una signora vestita di nero che bisogna far sedere alla propria tavola ed ascoltare.

(Carl Gustav Jung)

Le caratteristiche della depressione

Sentirsi depressi significa vedere il mondo come se si indossassero degli occhiali con lenti scure: tutto diventa grigio, opaco e difficile da affrontare, anche compiere le normali attività quotidiane come alzarsi dal letto, lavarsi, telefonare ad un amico, fare la spesa.

La persona che soffre di depressione presenta un umore depresso per la maggior parte del giorno, tutti i giorni e, come precedentemente detto, una perdita di interesse e piacere per tutte, o quasi tutte, le attività.

Inoltre, si può verificare una significativa variazione rispetto al proprio peso corporeo e al sonno. A compromettere ancora di più tutti gli ambiti della vita (sociale, lavorativa, familiare), il paziente riferisce problemi per quanto riguarda l’attenzione, la concentrazione, oltre che pensieri ricorrenti di morte e ideazione suicidaria.

La Depressione nel mondo

La depressione colpisce nel mondo 5 persone su 100 (circa 322 milioni di persone); ha un’incidenza maggiore nella popolazione femminile (3 su 4 pazienti, circa il 75%) in un’età compresa tra 55 e 74 anni (dati OMS), e colpirebbe più frequentemente l’occidente e la regione sud-est asiatica.

In Italia, l’incidenza del disturbo sarebbe di 2,8 milioni di persone (circa il 5-6% della popolazione) calcolato dall’Istituto Nazionale di Statistica. Il Sole 24 ore nel 2018 ha stimato che nel 2030 la depressione possa rappresentare la maggior causa di disabilità nel mondo.

Nel Soma, nell’ Emotività, nell’ Azione, nel pensiero …

I sintomi somatici della depressione più comuni sono:

  • perdita di energie,
  • senso di fatica,
  • disturbi della concentrazione e della memoria,
  • agitazione motoria e nervosismo,
  • perdita o aumento di peso,
  • disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)
  • mancanza di desiderio sessuale,
  • dolori fisici,
  • senso di nausea.

I sintomi emotivi della depressione tipici di chi è depresso sono:

  • tristezza,
  • angoscia,
  • disperazione,
  • senso di colpa,
  • vuoto,
  • mancanza di speranza nel futuro,
  • perdita di interesse per qualsiasi attività,
  • irritabilità e ansia.

Il contenuto dei pensieri associati alla depressione, come aveva già osservato lo stesso Aaron Beck ( psichiatra e psicoterapeuta statunitense,fu il fondatore della Terapia Cognitiva) è tipicamente caratterizzato da una visione negativa di sé, del mondo e del suo futuro. I temi principali sono di fallimento, incapacità e mancanza di speranza. Nella mente del paziente depresso si strutturano tre schemi cognitivi depressogeni, che hanno appunto come temi la perdita (loss), la disperazione (hopeless) e l’autocritica (self-blame).

 Sono stati chiamati da Beck questi temi come “aspettative negative su di sé, sul mondo e sul futuro”, concetti che diverranno noti come “triade cognitiva” della depressione.

I principali sintomi della depressione comportamentali sono:

  • riduzione delle attività quotidiane,
  • evitamento delle persone e isolamento sociale,
  • comportamenti passivi,
  • riduzione dell’attività sessuale
  • tentativi di suicidio.

I principali sintomi cognitivi della depressione invece, sono:

  • rallentamento ideativo,
  • incapacità decisionale,
  • disturbi della concentrazione e della memoria,
  • ruminazione depressiva,
  • pensieri negativi su di sé, sul mondo e sul futuro,
  • idee di colpa, indegnità, rovina,
  • autosvalutazione,
  • autocommiserazione,
  • percezione del tempo rallentato,
  • percezione dell’attuale stato mentale come di una condizione senza fine.

Alla luce di tutto ciò, il paziente valuta ogni situazione in maniera negativa e pessimistica, sentirsi “giù di morale” non gli permette di apprezzare nulla di ciò che lo circonda. La gioia, il piacere, l’affetto, la spinta all’azione lasciano il posto alla passività e alla demotivazione, due elementi che incastrano il paziente in un circolo vizioso che lo paralizza.

Cause della depressione

E’ un disturbo multifattoriale dove aspetti genetici, biologici e psicosociali interagiscono tra loro.

Non è possibile descrivere una precisa eziologia del disturbo.
L’ipotesi più accreditata è che l’individuo svilupperebbe l’episodio depressivo per la presenza di una serie di vulnerabilità:

  • Genetica, che si riferisce al corredo genetico presente nell’individuo.
  • Biologica, data dalla presenza di determinati neurotrasmettitori in precise aree cerebrali;
  • Psicologica, cioè il modo di pensare e di reagire agli eventi della vita;
  • Sociale, la disponibilità di relazioni sane e funzionali.

In altre parole, possiamo affermare che la depressione si sviluppa nelle persone geneticamente predisposte e che vengono esposte in ambienti che ne accentuano la vulnerabilità.

Come si cura la depressione? Come curare la depressione?

Cura della depressione : La Terapia Cognitivo – Comportamentale

Nel corso degli anni numerosi studi hanno evidenziato come la Terapia Cognitivo – Comportamentale aumenti la risposta al trattamento nei pazienti depressi, sia in termini di umore che di ansia, migliori la qualità della vita e riduca significativamente i sintomi post trattamento, abbattendo tantissimo la probabilità che la depressione si ripresenti.

In uno studio molto recente, Kappelmann et al. (2020) hanno sottolineato che i farmaci antidepressivi (ADM) e la psicoterapia sono trattamenti efficaci per il disturbo depressivo maggiore (MDD).

L’Importanza della Prevenzione della Salute Mentale

Attività fisica e depressione: verso la comprensione dei meccanismi antidepressivi dell’attività fisica

L’attività fisica può trattare e prevenire i sintomi depressivi ed influenza una serie di processi biologici e psicosociali implicati anche nella fisiopatologia della depressione.

L’esercizio fisico può determinare cambiamenti nella neuroplasticità, nell’ infiammazione, nello stress ossidativo, nel sistema endocrino, nell’ autostima, nel supporto sociale .

Interventi basati sull’esercizio fisico possono massimizzare i loro effetti antidepressivi a livello individuale.

Vivere il presente (Be Mindful): La Mindfulness come promotore del benessere psicologico

Nella psicologia contemporanea, la mindfulness è vista come uno strumento per aumentare la consapevolezza e rispondere in modo ottimale ai processi mentali che contribuiscono al disagio emotivo e al comportamento disadattivo.

La maggior parte delle nostre emozioni disturbanti derivano dal fatto che focalizziamo l’attenzione su pensieri che appartengono al passato o al futuro, non vivendo pienamente e con attenzione il presente.

Vivere nel presente significa ascoltare il proprio corpo, le nostre sensazioni corporee e concentrarsi sulle attività che si stanno vivendo in quel momento.

Cos’è la Mindfulness?

 La mindfulness è “portare la propria attenzione completa all’esperienza presente momento per momento”.

Maelatt e Kristeller

La mindfulness può essere considerata una maggiore attenzione e consapevolezza dell’esperienza attuale o della realtà presente.

La “consapevolezza” si riferisce alla coscienza dell’individuo di ciò che sta vivendo, senza che quelle esperienze siano al centro dell’attenzione.

“Attenzione” è il processo di focalizzazione della consapevolezza cosciente su esperienze specifiche.

Brown e Ryan

Vescovo et al. ha proposto una definizione operativa di mindfulness con due componenti:

  • Il primo riguarda l’autoregolazione dell’attenzione, che è focalizzata sull’esperienza immediata nel presente.
  • Il secondo implica avere un atteggiamento aperto, curioso e di accettazione verso quell’esperienza.

Kabat-Zinn ha descritto la mindfulness come “la consapevolezza che emerge prestando attenzione, intenzionalmente, nel momento presente, e in modo non giudicante, allo svolgersi dell’esperienza momento per momento” .

Questa consapevolezza può essere rivolta a esperienze interne (sensazioni corporee, sentimenti/emozioni e pensieri) ed esperienze esterne (ciò che si vede, si sente, si annusa, si gusta e si tocca).

Shapiro e Carlson hanno definito la mindfulness come “la consapevolezza che sorge attraverso la partecipazione intenzionale in modo aperto, premuroso e discernente”.

Questa definizione contiene tre elementi correlati:

  • Il primo elemento, l‘intenzione, implica riflettere sui propri obiettivi e valori personali e prestare attenzione alle cose più importanti nel realizzarli e nel sostenerli;
  • Il secondo elemento, l’attenzione (vale a dire, prestare attenzione alle esperienze nel qui e ora) è un prerequisito per vedere chiaramente. Infine, mentre l’intenzione si riferisce al motivo per cui prestiamo attenzione,
  • il terzo elemento, l’atteggiamento, riguarda il modo in cui prestiamo attenzione. Non si riferisce a un tentativo di cambiare le cose, ma a uno sforzo di relazionarsi con esse in modo non giudicante, con curiosità e compassione.

Efficacia scientifica

Diversi studi hanno messo in luce come la mindfulness possa risultare sia un fattore protettivo che un intervento efficace rispetto ai sintomi depressivi (Baer 2003; Hofmann et al., 2010)

La Terapia Cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT)

La Terapia Cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT) sviluppata dai terapisti ad approccio cognitivo-comportamentale  ovvero da Segal, Williams e Teasdale , viene spesso utilizzata per prevenire le ricadute nella depressione.

È stato ipotizzato che le basi teoriche per i meccanismi di cambiamento di MBCT includano una migliore regolazione emotiva correlata a una maggiore consapevolezza,  maggiore auto-compassione, ridotta ruminazione  e diminuzione dell’evitamento esperienziale dei sentimenti disforici.

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Ictus : un aiuto al paziente https://www.sentirepsicologia.it/2021/06/05/ictus-un-aiuto-al-paziente/ Sat, 05 Jun 2021 18:08:52 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=1269 Viene presentato l’ictus cerebrale, tra la psicologia e la medicina, per divulgare la conoscenza in merito alla cura e alla riabilitazione.

Cos’è l’Ictus?

L’ictus cerebrale è causato dall’improvvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale e dal conseguente danno alle cellule cerebrali dovuto dalla mancanza dell’ossigeno e dei nutrimenti portati dal sangue (ischemia) o alla compressione dovuta al sangue uscito dal vaso (emorragia cerebrale).

In ITALIA rappresenta la TERZA CAUSA DI MORTE , dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, e la PRIMA CAUSA ASSOLUTA DI DISABILITÀ : un triste primato.

Per questo motivo, ho deciso di illustrarvi questa delicata e complessa problematica.

Fonte: Ictus cerebrale (humanitas.it)

Ictus: perché parlarne ?

Ho deciso di divulgare ,rendere accessibili a un maggior numero di persone possibili, le informazioni relative all’Ictus prendendo in considerazione le informazioni  dalla prospettiva medica e psicologica  : dalla definizione di cos’è l’ictus agli interventi di sostegno e riabilitativi in campo psicologico e psicomotorio.

Per far ciò, considero che la divulgazione online attraverso il web sia molto funzionale a tale obiettivo.

Mi presento …

Mi chiamo Dott.ssa Donatella Valsi, Psicologa clinica, iscritta all’ordine della regione Lazio ( cliccando qui potrai leggere meglio chi sono e quali sono i miei servizi)

Ictus Psicologia

I pazienti sopravvissuti all’ictus possono sperimentare molteplici difficoltà in diversi aspetti della loro vita: sia a livello fisico , sia a livello psicologico.

Di seguito, vengono approfonditi alcuni aspetti importanti: la riabilitazione motoria e cognitiva e le difficoltà comunicative e relazionali vissute da questa categoria di pazienti.

Ricerca Scientifica:

Esercizi aerobici per la riabilitazione della cognizione dopo l’ictus

I deficit cognitivi sono altamente diffusi nei sopravvissuti all’ictus e possono influenzare sostanzialmente la loro riabilitazione fisica e la qualità della vita.

La gestione di queste menomazioni rimane attualmente limitata, ma studi crescenti hanno riportato l’effetto dell’esercizio aerobico sulle prestazioni cognitive nei pazienti affetti da ictus..

Risultati emersi dagli studi

In particolare, sei studi hanno dimostrato che l’esercizio aerobico ha migliorato significativamente la capacità cognitiva globale nei sopravvissuti all’ictus.

Quattro studi hanno riportato che l’esercizio aerobico è utile per migliorare la memoria, ma solo uno ha mostrato rilevanza statistica.

Due studi hanno studiato gli effetti dell’esercizio aerobico sull’attenzione e uno ha mostrato un miglioramento significativo.

Uno studio ha riportato un significativo beneficio dell’esercizio aerobico sulla capacità visuospaziale nei sopravvissuti all’ictus. Negli studi inclusi non sono stati segnalati eventi avversi.

Conclusioni

L’esercizio aerobico può avere un effetto positivo sul miglioramento delle capacità cognitive globali e un potenziale beneficio sulla memoria, l’attenzione e il dominio visuospaziale della cognizione nei sopravvissuti all’ictus. Tuttavia, sono necessarie ulteriori prove di grandi dimensioni e rigorosamente progettate per confermare questi risultati.

Clicca per leggere articolo in inglese Esercizi aerobici per la riabilitazione della cognizione dopo l’ictus: una recensione sistematica – PubMed (nih.gov)

Esigenze a lungo termine dei sopravvissuti all’ictus con difficoltà comunicative

Comprendere le esperienze dei sopravvissuti all’ictus con difficoltà comunicative è fondamentale per garantire che l’assistenza a lungo termine sia progettata in base alle loro esigenze.

Per far ciò,sono stati esaminati ben trentadue studi per comprendere meglio questa categoria di pazienti.

Da questi studi si rivelano le difficoltà vissute con la perdita della comunicazione e nell’adattarsi alla vita con una difficoltà comunicativa.

Si evince che alcuni pazienti sono in grado di adattarsi, mentre altri hanno fatica a mantenere la socialità partecipando ad attività che erano un tempo significative per loro.

Questi pazienti, negli anni a venire dopo l’insorgenza affrontano numerose sfide.

Inoltre,sono state individuate quattro aree relative alle loro esigenze comunicative e relazionali a lungo termine: gestione della comunicazione al di fuori della propria abitazione, creazione di un ruolo significativo, creazione o mantenimento di una rete di supporto e assunzione di controllo e andare avanti attivamente con la vita.

Questo studio ha permesso di evidenziare che per quanto concerne la riabilitazione delle persone con difficoltà di comunicazione post-ictus devono essere presi in considerazione fattori psicosociali più ampi.

Clicca qui per leggere l’articolo in inglese Esigenze a lungo termine dei sopravvissuti all’ictus con difficoltà comunicative che vivono nella comunità: una revisione sistematica e una sintesi tematica di studi qualitativi (nih.gov)

Ictus e Psicologia

Qual è il ruolo dello Psicologo verso Pz con Ictus ?


Il ruolo dello Psicologo è quello di aiutare i pazienti ed i propri familiari a gestire al meglio le loro emozioni legate all’accaduto e alla propria eventuale disabilità.

Ricerca Scientifica

Esigenze psicologiche ed emotive e supporto post-ictus

Le linee guida internazionali per la cura dell’ictus raccomandano la valutazione e la gestione di routine dei problemi psicologici ed emotivi post-ictus. Comprendere le esperienze di coloro che forniscono e ricevono questi servizi è fondamentale per migliorare i servizi di supporto psicologico.

E’ importante:  Esplorare le esperienze di pazienti, badanti e operatori sanitari di esigenze psicologiche, valutazione e supporto post-ictus mentre sono in ospedale e immediatamente dopo la dimissione.

In uno studio effettuato  nel nord dell’Inghilterra, è emerso che i pazienti con hanno bisogno di un migliore accesso al supporto psicologico, comprese le informazioni, i consigli e il supporto tra pari o sociale. Sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire l’efficacia delle opzioni alternative al sostegno psicologico formale.

Clicca qui per leggere articolo in inglese Esigenze psicologiche ed emotive, valutazione e supporto post-ictus: uno studio qualitativo multi-prospettiva – PubMed (nih.gov)

Ictus e Depressione

L’ictus è una delle principali cause di morbilità e disabilità a lungo termine in tutto il mondo, e la depressione post-ictus (PSD) è una complicanza psichiatrica comune e grave dell’ictus.

La PSD rende i pazienti con deficit più gravi nelle attività della vita quotidiana, un risultato funzionale peggiore, deficit cognitivi più gravi e una mortalità aumentata rispetto ai pazienti con ictus senza depressione.

Pertanto, per ridurre o prevenire i problemi mentali dei pazienti , dovrebbe essere raccomandato un trattamento psicologico.

Altre forme di terapia…

Letteratura, Arteterapia  e Ictus

 La letteratura e l’ Arteterapia sono un trattamento psicologico altamente efficace per i pazienti con ictus.

La terapia della letteratura divisa in poesia e terapia della storia è uno strumento che tratta la nevrosi e i disturbi emotivi o comportamentali.

La poesia può agire  come un trattamento naturale un paziente con PSD .

 La terapia della storia può cambiare lo stato psicologico negativo dei pazienti aiutandoli a superare le loro disabilità emotive.

L’arterapia è una forma di terapia psicologica in grado di trattare la depressione e l’ansia nei pazienti con ictus.

Questi pazienti possono esprimere i loro conflitti interni, emozioni e stati psicologici attraverso arte e la creatività.

Altre terapie , come la musicoterapia può alleviare le emozioni soppresse dei pazienti e aggiungere vitalità al corpo, dando loro l’energia per condividere i loro sentimenti con gli altri.

In conclusione, la letteratura e l’arteterapia possono identificare lo stato emotivo dei pazienti e servire come utile strumento ausiliario per aiutare i pazienti nel loro processo riabilitativo.

Mindfulness e Ictus

Gli interventi basati sulla mindfulness o consapevolezza(MBI) hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre la gravità in diversi sintomi come l’ ansia, la depressione, lo stress, favorendo il benessere psicofisico e la qualità della vita.

In effetti,la mindfulness implica cambiamenti in aspetti specifici della psicopatologia, come pregiudizi cognitividisregolazione affettiva ed efficacia interpersonale.

La Mindfulness può aiutare anche questa specifica categoria di pazienti.

(clicca per saperne di piu’ sulla Mindfulness)

Dott.ssa Donatella Valsi

Grazie per la lettura !

Fonti:

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Conosciamo l’Ansia Patologica https://www.sentirepsicologia.it/2021/01/18/ansia-patologica-psicologa/ Mon, 18 Jan 2021 19:02:48 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=1046 L’articolo illustra l’ansia patologica e la promozione di una sana salute psicofisica.

Ansia Patologica Psicologia

Nell’ articolo precedentemente pubblicato abbiamo esplorato l’ansia, e ci siamo focalizzati sui lavori di diverse ricerche che descrivono in quali aspetti l’ansia influenza la nostra vita.

In questo vedremo cos’è l’ansia patologica e come sia possibile intervenire per favorire una sana salute psicofisica.

Prima di iniziare, è bene illustrare :

Cos’è l’ansia?

L’ansia è definita , nel DSM-V ( Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali- 5° edizione) come l’anticipazione di una minaccia futura:

  • si distingue dalla paura, la quale si verifica con una risposta emotiva a una minaccia imminente reale o percepita,
  • mentre l’ansia è l’anticipazione di una minaccia futura.

 L’ansia è un’emozione normale.

 Da un punto di vista evolutivo, è adattiva poiché promuove la sopravvivenza incitando le persone a evitare luoghi pericolosi.

La soglia clinica tra l’ansia adattiva normale nella vita quotidiana e l’ansia patologica angosciante che richiede un trattamento è soggetta al giudizio clinico.

Come abbiamo visto, l’ansia è un’emozione di base normale ed è necessaria senza la quale la nostra  sopravvivenza individuale sarebbe impossibile.

Cos’è l’ansia patologica?

L’ ansia patologica è eccessiva, persistente ed interferisce con il funzionamento della persona nella sfera sociale, relazionale, lavorativa e in altre aree importanti.

In altre parole, impedisce all’individuo di condurre una vita soddisfacente.

Più precisamente, l’ansia patologica può insorgere non solo nei disturbi d’ansia di per sé, ma anche nella maggior parte degli altri tipi di malattia mentale.

L’ansia può anche essere un segnale di avvertimento di un potenziale danno per la comparsa di malattie somatiche, come l’infarto miocardico o l’ipoglicemia in un paziente diabetico; naturalmente in questi casi, si richiede un approccio terapeutico completamente diverso in tali situazioni.

I Disturbi dell’ Ansia Patologica

I Disturbi d’ansia sono differenti l’uno dall’altro dalla tipologia di oggetti o di situazioni che provocano paura, ansia o comportamenti di evitamento.

Se vuoi conoscere i disturbi d’ansia più da vicino,se vuoi sensibilizzare qualcuno della loro esistenza, Ti invito a seguirmi su instagram :

#rubrica disturbi mentali – ogni giovedì

L’ obiettivo è quello di sensibilizzare più persone possibili per contrastare lo stigma verso la salute mentale  e promuovere la richiesta d’aiuto ad un professionista qualora ce ne fosse bisogno !

L’ ansia patologica chi colpisce?

I disturbi d’ansia sono il tipo più comune di malattia mentale nell’Unione Europea, in Svizzera, Islanda e Norvegia (dati per l’anno 2010).

Nello specifico sono i disturbi mentali più comuni rispetto a qualsiasi altra malattia mentale tra le persone in Europa di età compresa tra 14 e 65 anni.

Ansia Patologica nel Mondo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riferito che, nel 2015, i disturbi d’ansia si sono classificati al sesto posto tra tutte le malattie mentali e somatiche mondiali come causa dei cosiddetti anni vissuti con disabilità e al quarto posto nei paesi altamente sviluppati; quindi sono tra le malattie croniche con il maggiore impatto sulla vita dei pazienti . In particolare,le fobie specifiche sono il tipo più comune di disturbo d’ansia.

Rapporto tra i sessi

Le donne sono colpite da due a tre volte più comunemente rispetto gli uomini.

Ansia Patologica : Insorgenza

L’ansia patologica o meglio i Disturbi d’ansia possono manifestarsi di solito nell’adolescenza o nella prima età adulta soprattutto per quanto riguarda le fobie specifiche e la fobia sociale;

altri disturbi d’ansia come Il mutismo selettivo può insorgere già nel terzo anno di età di un bambino.

Ansia patologica nei bambini

E’ bene dire che la maggior parte dei bambini attraversa una fase transitoria di avversione non patologica per gli estranei, che spesso inizia all’età di otto o nove mesi.

Nel 2-3% dei bambini, l’ansia da separazione marcata persiste nell’età prescolare o scolare; dunque è indicato Il trattamento se l’ansia da separazione compromette il normale sviluppo del bambino, rendendogli impossibile avere importanti esperienze sociali.

Riassumendo…

I disturbi d’ansia possono insorgere durante l’infanzia, l’adolescenza o la prima età adulta.

Quali sono i principali disturbi d’ansia?

Il gruppo dei disturbi d’ansia comprende il disturbo d’ansia generalizzato (GAD), l’Agorafobia ,Disturbo d’ansia sociale(fobia sociale), i disturbi fobici specifici e il disturbo di panico.

Nell’attuale edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) che è il testo di riferimento principale per la tassonomia delle malattie mentali, il disturbo d’ansia di separazione e il mutismo selettivo sono stati recentemente classificati come disturbi d’ansia ; in precedenza, erano considerate malattie limitate all’infanzia e all’adolescenza, ma ora sono ritenute rilevanti anche nell’età adulta.

Ansia patologica e trattamento

La psicoterapia e il trattamento con farmaci psicoattivi sono le strategie terapeutiche di prima scelta.

Di tutti i tipi di psicoterapia, la terapia cognitivo comportamentale ha la migliore efficacia documentata.

In generale, i disturbi d’ansia ora possono essere trattati efficacemente.

I pazienti dovrebbero essere informati delle opzioni terapeutiche e dovrebbero essere coinvolti nella pianificazione del trattamento.

Gli attuali sforzi di ricerca sono incentrati su approcci terapeutici individualizzati e quindi, si spera, anche più efficaci di quelli attualmente disponibili.

Importante Diagnosi accurata !

Per qualsiasi paziente che si presenti con ansia patologica , è necessaria un’accurata valutazione psicologica e/o psichiatrica e somatica in modo da escludere un’eventuale patologia polmonare , cardiovascolare, neurologica ed endocrina (p. Es., Della ghiandola tiroidea).

Ansia Patologica & Altre Malattie

 I pazienti affetti sviluppano spesso ulteriori malattie mentali o somatiche (comorbilità sequenziale).

I disturbi d’ansia aumentano il rischio di sviluppare altre malattie mentali ;

in particolare per quanto riguarda la depressione o disturbi legati all’uso della sostanza(droghe).

Inoltre, i disturbi d’ansia svolgono un ruolo importante nello sviluppo e nella prognosi delle malattie somatiche; infatti,vi c’è un rischio elevato di sviluppare malattie cardiovascolari.

Di fatti, gli individui con un disturbo d’ansia corrono un rischio elevato di sviluppare ulteriori disturbi d’ansia nel tempo.

Importante è la Prevenzione e la Diagnosi…

La diagnosi precoce e il trattamento dei disturbi d’ansia possono quindi avere un effetto preventivo secondario contro ulteriori malattie mentali e somatiche, nonché un’influenza benefica sul decorso della malattia somatica.

Lo sviluppo e la valutazione di misure preventive contro i disturbi d’ansia dovrebbero avere un’alta priorità in considerazione dell’elevata prevalenza e cronicità di questi disturbi, della gravità della sofferenza che causano, dei loro alti costi socioeconomici e del loro ruolo di precursori della depressione e dei disturbi da uso della sostanza,come  anche i fattori complicanti nella malattia somatica

Quali sono i fattori di rischio dell’ansia patologica?

Fattori genetici

L’ereditabilità dei disturbi d’ansia, cioè il grado di partecipazione dei fattori genetici al loro sviluppo, è compresa tra il 30 e il 67%, con il resto della variazione rappresentato da fattori ambientali negativi individuali, come gli eventi della vita.

I disturbi d’ansia rientrano tra le cosiddette malattie genetiche complesse caratterizzate da una complessa interazione patogenetica di fattori ambientali con molteplici varianti genetiche a differenti loci cromosomici.

L’ereditabilità dei disturbi d’ansia, ovvero il grado di partecipazione dei fattori genetici al loro sviluppo, è compresa tra il 30 e il 67%.

Fattori ambientali  

Il resto della variazione è rappresentato da fattori ambientali negativi individuali, come gli eventi della vita . Questi includono, ad esempio :

  • Abuso e negligenza (emotiva e / o fisica),
  • Violenza sessuale,
  • Malattia cronica,
  • Lesioni traumatiche,
  • Morti di altri significativi
  • Separazione e divorzio,
  • Difficoltà finanziarie.

Fattori temperamentali

Anche i tratti della personalità, in particolare il nevroticismo, sono legati allo sviluppo di disturbi d’ansia.

Resilienza come strategia salutare

D’altra parte, fattori ambientali positivi, strategie di coping efficaci, stili di legame sicuri, esperienze di apprendimento di supporto e una buona rete di supporto sociale possono aumentare la resilienza, anche in presenza di una costellazione di fattori di rischio genetici.

Altre terapie:

Mentre la terapia cognitivo comportamentale e la psicofarmacoterapia sono considerate trattamenti di prima linea per i disturbi d’ansia, negli ultimi anni sono state studiate e applicate nella pratica clinica di routine ulteriori strategie di trattamento, come le seguenti:

  • Terapia metacognitiva,
  • Terapia di accettazione e impegno (ACT),
  • Tecniche basate sulla consapevolezza : Mindfulness, Tecniche di rilassamento.
  • Tecniche di stimolazione non invasiva, come la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) o la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) .
  • ed Attività fisica ed esercizio.

Lo sport contro l’ansia patologica

E’ particolarmente interessante l’uso dell’attività fisica e dell’esercizio come trattamento dei disturbi d’ansia.

Questa modalità di trattamento è poco costosa e ha pochi effetti indesiderati;

dovrebbe essere applicato in combinazione con le terapie di prima linea (non come unico intervento) ed è usato troppo raramente nella pratica clinica di routine .

La Psicologia & L’Ansia Patologica

Le linee guida di pratica clinica contengono anche raccomandazioni per i trattamenti psicologici dei disturbi d’ansia nel contesto dell’assistenza medica primaria.

Gli elementi costitutivi essenziali del trattamento sono:

  • Consulenza psicologica,
  • psicoeducazione all’ansia e ai disturbi d’ansia,
  • istruzioni per gli esercizi contro l’ansia in situazioni di vita reale, e
  • l’uso di manuali di autoaiuto .

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonte

Ströhle A., Gensichen J., Domschke K.The Diagnosis and Treatment of Anxiety Disorders(2018).Dtsch Arztebl Int.155(37):611-620.

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Capire il proprio mondo emotivo https://www.sentirepsicologia.it/2020/12/14/emozioni-psicologa-guidonia/ Mon, 14 Dec 2020 19:21:57 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=1024 L’articolo tratta come sia importante conoscere se stessi conoscendo le proprie emozioni per il benessere psicofisico e relazionale
Conoscere Emozioni psicologia

Ho scelto come argomento per questo articolo  “ capire il proprio mondo emotivo” perché trovo sia molto importante imparare a conoscere noi stessi, e le emozioni possono rappresentare dei validi segnali che il mio corpo e la mia mente mi inviano per parlarmi dei miei bisogni e desideri e dunque di agire per raggiungerli.

Nei precedenti articoli abbiamo parlato delle emozioni e della loro importanza verso noi stessi e per le nostre relazioni interpersonali.

Cosa sono le emozioni?

Possiamo iniziare a capire cosa sono le emozioni, basandoci e riflettendo sull’origine del termine.

L’etimologia della parola emozione è da ricondursi al latino “emovère” ( ex = fuori + movere = muovere ),significa letteralmente “ portare fuori”, smuovere.

Da ciò posso dire che le emozioni sono presenti da dentro di noi e si manifestano all’esterno.

Cosa sono le emozioni? Continua a leggere l’articolo qui

Le emozioni…

Infatti, le emozioni comportano dei cambiamenti corporei non solo interni ma anche visibili e consentono di comunicare l’esperienza emotiva e anche di  riflettere su di essa.

Perché le emozioni sono così importanti?

Ci forniscono informazioni per comprendere i nostri stati emotivi.

Non solo mi  consentono di difendermi ma mi aiutano a comprendere i miei stati emotivi ed a relazionarmi con gli altri facendo trasparire le mie espressioni emotive.

Le emozioni come comunicazione con l’altro

Queste sono assolutamente fondamentali per costruire le relazioni di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.

La nostra capacità di sentire ed esprimere noi stessi è fondamentale per  amicizie di successo , relazioni sentimentali , per la genitorialità e il nostro impatto e successo sul lavoro.

Inoltre le emozioni mi aiutano a capire lo stato emotivo delle persone circostanti.

Mi permettono a relazionarmi con gli altri.

Infatti, facendo trasparire le mie espressioni emotive posso entrare in relazione con le persone e questo mi permette di comunicare.

Difatti,le relazioni interpersonali che ci trasmettono tranquillità, ci fanno sentire a nostro agio,ci permettono di stabilire una connessione emotiva con quella particolare persona, ci fanno vivere un’esperienza emotiva positiva.

Approfondimento : La Costruizione delle relazioni interpersonali

Apprezzare noi stessi…

Bellezza è apprezzare se stessi.

Quando ami te stessa,quello è il momento in cui sei più bella.

(Zoe Kravitz)

Conoscere le proprie emozioni: accettare ciò che proviamo

Negli articoli precedenti, ho illustrato la diversità delle emozioni che tutti noi possiamo sperimentare: possiamo passare dall’esprimere un’emozione con valenza positiva come la gioia o la sorpresa o un’emozione con valenza negativa come rabbia e paura.

Quando proviamo un’emozione negativa, soprattutto se questa data emozione perdura per diverso tempo e influisce negativamente sulla nostra vita, possiamo ulteriormente aggravare, amplificare la situazione;

ad esempio, possiamo iniziare a detestare l’emozione negativa provata;

possiamo iniziare ad identificarci con quella emozione e se continuiamo a non accettarla , possiamo finire perfino a non accettare noi stessi.

Come possiamo accettare le emozioni?

Accettare le emozioni così come sono

Probabilmente, per qualsiasi motivo, potremo ignorare l’emozione che proviamo.

Per esempio, un vigile del fuoco, potrebbe ignorare l’emozione di paura e di dolore che prova mentre è intento a spegnere un incendio; ma se in alcune circostante, evitare le proprie emozioni potrebbe dimostrarsi una strategia di difesa fondamentale e funzionale per l’attività che stiamo svolgendo, in altre situazioni, evitare ciò che l’emozione vuole dirci, segnalarci, potrebbe non funzionare!

Infatti, L’espressione emotiva è fondamentale per la nostra salute fisica, la salute mentale e il benessere generale.

Una sana espressione emotiva è collegata a una migliore capacità di gestire lo stress e gestire il dolore , nonché a una migliore funzione immunitaria.

Quindi esprimere efficacemente le nostre emozioni, non solo ci aiuta a fronteggiare lo stress e il dolore , inoltre, mi permette di godere di una buona salute psicofisica.

Piccoli consigli per gestire le Emozioni

Di seguito, vengono illustrati delle indicazioni utili.

1️⃣ Spegni il cellulare, la tv, qualunque cosa sia fonte di distrazioni e RALLENTA : essere in continuo movimento è uno dei modi possibili che usiamo per non sintonizzarci e sentire le nostre emozioni.

2️⃣ Entra in contatto con il tuo corpo

3️⃣ Riconosci le tue emozioni, dargli un NOME e se vuoi, Parla ad Alta Voce per prendere maggiormente coscienza di te

4️⃣ Che sia Rabbia, Gioia, Paura, Tristezza… Accettalo! Infatti ciò che sentiamo non è ne buono né cattivo, tutto ciò è determinato dalle nostre percezioni, rappresentazioni personali, dai nostri atteggiamenti.

5️⃣Infine, Ascoltati e comprendi se hai la necessita di un supporto come un percorso psicologico o attività di rilassamento, consapevolezza e meditazione!

Mente-Corpo-Emozioni

Ogni pensiero crea un colore,
e quel colore viene trasferito anche al corpo.
Quando la tua mente è felice, il tuo viso si illumina.
Non avvelenarti con pensieri cattivi.
Pensa bene, starai bene.
Pensa male, starai male.

Dipende tutto dai tuoi pensieri.
Più rimurgini un pensiero negativo,
tanto più esso viene rafforzato.
Se lo ignori, lo farai morire di fame.
Se i tuoi pensieri saranno impuri, il tuo corpo,
la tua mente, la tua vita, saranno impuri.
Diventi quello che pensi.
Allena i tuoi occhi a vedere sempre
il lato positivo di ogni cosa.
Coltiva il positivo.

(Swami Satchidananda)

Emozioni e Immunologia

Esattamente l’affetto e l’emozione sono definiti come “una parte essenziale del processo di interazione di un organismo con gli stimoli”.

Simile all’affetto, la risposta immunitaria è lo “strumento” che il corpo usa per interagire con l’ambiente esterno.

Grazie alla risposta emotiva e immunologica, impariamo a distinguere tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace, a contrastare un’ampia gamma di sfide e ad adattarci all’ambiente in cui viviamo.

Recenti prove hanno dimostrato che l’emotività e i sistemi immunologici condividono più di una somiglianza di funzioni.

Ricerca Scientifica

Più precisamente, questo nuovo campo di ricerca di “immunologia affettiva” (www.affectiveimmunology.com) è distinto rispetto al più ampio campo della psiconeuroimmunologia e collega specificamente la risposta immunitaria alle emozioni e al comportamento e viceversa.

Obiettivi


La ricerca in questo campo consentirà una migliore comprensione e apprezzamento delle basi immunologiche dei disturbi mentali e del lato emotivo delle malattie immunitarie.

Fonte: https://www.dialogues-cns.org/contents-19-1/dialoguesclinneurosci-19-9/

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Cos’è Lo Stress Per La Psicologia,la Biologia E L’epidemiologia https://www.sentirepsicologia.it/2020/10/02/stress-psicologa-roma/ Fri, 02 Oct 2020 17:29:39 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=934

Viene esplorato lo stress da diversi approcci scientifici fondamentali per aiutarci a comprenderlo ed affrontarlo.

Cosa è lo stress psicologia

Nell’ articolo precedente Lo Stress come si Manifesta abbiamo visto insieme alcune indicazioni utili che possono esserci d’aiuto per contrastare e gestire i nostri momenti stressanti.

In questo articolo,invece, esploreremo lo stress da diversi punti di vista che insieme hanno fornito importanti contributi per la salute.

Vediamo insieme la definizione dello stress.

Cos’è lo Stress?

Lo stress può essere visto in generale come un insieme di costrutti che rappresentano le fasi di un processo mediante il quale le richieste ambientali che tassano o superano la capacità di adattamento di un organismo provocano risposte psicologiche, comportamentali e biologiche che possono mettere le persone a rischio di malattia.

Più precisamente :

Lo Stress è una risposta psicofisica e si verifica quando svolgiamo molte attività ,le quali possono essere anche diverse tra loro, di natura emotiva, cognitiva e sociale e da noi sono percepite come eccessive.

Esistono diverse tradizioni per quanto riguarda lo studio dello stress, in particolare quello epidemiologico, psicologico e biologico (Cohen, Kessler e Underwood Gordon, 1995).

Ciascuna di queste tradizioni ,circa Cinquant’anni fa ,era perseguita da diverse reti di ricercatori, ma negli ultimi 20 anni si è assistito a una crescente integrazione di questi approcci.

Secondo l’epidemiologia

La tradizione epidemiologica si concentra sulla definizione di quali circostanze ed esperienze sono ritenute stressanti sulla base dell’accordo consensuale che costituiscono minacce al benessere sociale o fisico.

Lo stress secondo la Psicologia

La tradizione psicologica si concentra sulle percezioni degli individui presentato dagli eventi della vita sulla base delle loro valutazioni delle minacce poste e della disponibilità di risorse di coping efficaci.

Secondo la Biologia

La tradizione biologica si concentra sulle perturbazioni cerebrali dei sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la normale regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Approfondiamo…

Eventi e Stress

Quali sono i possibili eventi in grado di provocarci stress?

L’approccio epidemiologico ha anche incluso studi sull’esposizione a singoli eventi minacciosi.

In particolare sono stati studiati i seguenti eventi di vita:

  • la disoccupazione
  • il divorzio
  • il lutto
  • la tensione economica
  • l’assistenza ai malati cronici.

Vi c’è un’ipotesi secondo cui alcuni tipi di eventi sono sufficienti per generare livelli sostanziali di minaccia.

Questi includono prevalentemente minacce relative ai ruoli sociali centrali (p. Es., Lavoratore, coniuge o genitore; Lepore, 1995) e all’integrità delle relazioni interpersonali (Bolger, DeLongis, Kessler, & Schilling, 1989; Cohen et al., 1998; Rook , 1984).

Inoltre ogni evento ha delle sue implicazioni o conseguenze che possono durare mesi o addirittura anni.

La prospettiva epidemiologica lo ha definito principalmente facendo riferimento a valutazioni indipendenti che riflettono come gli altri, nel complesso, giudicano l’impatto negativo di particolari eventi.

Tali misure hanno avuto successo nel predire morbilità ovvero il numero dei casi di malattia (p. Es., Depressione, infezioni respiratorie e malattia coronarica), progressione della malattia (p. Es., HIV-AIDS, guarigione delle ferite e malattie autoimmuni) e mortalità (rivisto da Cohen, Janicki-Deverts e Miller, 2007).

Vediamo insieme cosa ne pensa la psicologia dello stress

Secondo la prospettiva psicologica derivata dall’osservazione afferma che sperimentare lo stesso evento può essere stressante per alcuni individui ma non per altri.

Quindi, secondo la prospettiva psicologica, un’esperienza stressante non può essere dedotta da un riferimento uniforme a un evento particolare.

Piuttosto, una tale inferenza dipende necessariamente da come un tale evento viene interpretato dall’individuo.

 Questo approccio è rappresentato dal lavoro seminale di Lazarus e Folkman (Lazarus, 1966; Lazarus & Folkman, 1984) sulla valutazione dello stress, che propone che le persone valutino sia il grado di potenziale minaccia rappresentato dagli eventi sia la disponibilità delle risorse necessarie per affrontarli.

 Valutare le minacce degli eventi perturbanti

 Le valutazioni delle minacce degli eventi sono influenzate dall’imminenza del danno e dall’intensità, durata e potenziale controllabilità dell’evento, nonché dalle convinzioni degli individui su se stessi e l’ambiente, i loro valori e impegni e le relative disposizioni della personalità.

Valutare il coping

Le valutazioni di coping possono concentrarsi su azioni progettate per alterare direttamente l’evento minaccioso percepito o sulla fattibilità di pensieri o azioni che hanno lo scopo di cambiare le risposte emotive e comportamentali all’evento.

 Una valutazione della minaccia senza la convinzione che siano disponibili risposte efficaci per affrontare il problema viene vissuta come stress, che genera risposte emotive tra cui preoccupazione, paura e ansia.

In conclusione

Nel complesso, i ricercatori che sostengono la prospettiva psicologica generalmente hanno definito lo stress come un’esperienza che si verifica quando gli individui valutano simultaneamente gli eventi come minacciosi o altrimenti dannosi e le loro risorse per affrontarle come inadeguate.

Studi di psicologia importanti per predire il rischio di morbilità e mortalità

 Come per  le misure oggettive degli eventi nel caso della prospettiva epidemiologica, anche le misure dello stress percepito sono state utili nel predire il successivo rischio di morbilità e mortalità (p. Es., Keller et al., 2012; Nielson, Kristensen, Schnohr, & Grønbæk, 2008; Wisnivesky, Lorenzo, Feldman, Leventhal , E Halm, 2010).

Il Cambiamento può farci Stressare?

L’ approccio di Holmes e Rahe (1967) ha proposto che maggiore è il cambiamento inerente all’adattamento a un evento della vita, maggiore è lo stress associato a quell’evento.

Ogni evento può essere positivo e negativo e molto dipende da come la persona gli attribuisce significato.

A sua volta, questo approccio suggerisce che lo stress è cumulativo, con ogni evento aggiuntivo che si aggiunge al peso complessivo dell’adattamento richiesto all’individuo.

Dunque… ci sono degli eventi di vita che hanno apportato un cambiamento nelle nostre vite che possono farci stressare e tutto ciò è altamente soggettivo.

Biologia e stress

Nell’approccio biologico, l’impatto di fattori di stress definiti è indicizzato tramite perturbazioni di sistemi fisiologici che sono altrimenti essenziali per la regolazione omeostatica e il controllo metabolico.

Un presupposto nella tradizione biologica è che queste perturbazioni o reazioni fisiologiche forniscono supporto a breve termine per un’azione comportamentale adattativa o per affrontare il problema.

A lungo termine, tuttavia, tali reazioni fisiologiche possono rivelarsi disadattive e correlare al rischio di malattia.

Primi lavori

Come descritto da Kagan, la tradizione biologica è stata fortemente influenzata dai primi lavori di Selye (1956), in cui

Lo stress era equiparato all’attivazione cronica di uno dei principali assi neuroendocrini del corpo, il sistema ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA).

 Questa tradizione ha anche radici profonde nella psicofisiologia sperimentale e nella medicina psicosomatica, dove le risposte del sistema nervoso autonomo sono da tempo presenti in modo prominente come indicatori di stress (Cannon, 1932; Mason, 1971; Weiner, 1992).

I suoi indicatori

 Gli indicatori misurati quindi comunemente includono l’ormone derivato da HPA, il cortisolo e i mediatori simpatico-surrenalici (SAM), l’adrenalina e la norepinefrina, nonché indici fisiologici periferici regolati autonomamente come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna.

 I modelli di risposta attraverso questi parametri fisiologici spesso variano con le differenze negli stimoli che li evocano, ma in generale, la loro attivazione dipendente dallo stimolo, quando eccessiva, persistente o ripetuta spesso, è stata vista come un’istanza biologica dello stress (Cohen et al., 1995; Smyth, Zawadzki e Gerin, 2013).

La ricerca biologica sullo stress negli esseri umani storicamente ha enfatizzato gli studi di laboratorio in cui i partecipanti sono esposti a sfide sperimentali.

Questi studi vengono utilizzati per identificare e chiarire i meccanismi biologici che possono mediare gli effetti dei fattori stressogeni ambientali sugli esiti più distali.

Scoperta importante

In sintesi questi studi hanno affermato che la ripetizione di risposte autonome e neuroendocrine provocate nel contesto di eventi di vita stressanti che si verificano ,promuovano cambiamenti biologici e cellulari sistemici che favoriscono la malattia, come alterazioni metaboliche ed immunitarie , e il funzionamento respiratorio e cardiovascolare.

 Di conseguenza, si ritiene che l‘impatto delle reazioni fisiologiche evocate da fattori stressogeni costituisca un percorso primario che collega gli eventi e le valutazioni stressanti ai risultati sulla salute fisica.

Altri studi scientifici

Dal punto di vista biologico

la ricerca sulla risposta HPA suggerisce che mentre il cortisolo aumenta sotto stress acuto, la risposta HPA ai fattori di stressanti cronici può essere più complessa, includendo variamente un ridotto rilascio di cortisolo, insensibilità ai glucocorticoidi o alterazioni del ritmo diurno del cortisolo (Miller, Chen , & Zhou, 2007; Miller, Cohen e Ritchey, 2002).

Questi modelli di risposta possono influenzare i parametri immunitari e cardiovascolari che contribuiscono alla patogenesi della malattia (ad esempio, Cohen et al., 2012; Kiecolt-Glaser et al., 2005; Matthews, Schwartz, Cohen, & Seeman, 2006).

Dal punto di vista celebrale

Infine, una recente direzione nella ricerca sulla biologia è stata quella di caratterizzare i sistemi cerebrali che valutano i fattori stressogeni di natura psicologica e sociale, nonché di generare reazioni fisiologiche a valle che potrebbero essere correlate al rischio di malattia (Muscatell & Eisenberger, 2012).

In particolare, i ricercatori in quest’area hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e altri metodi per misurare l’attività neurale mentre le persone completano compiti avversivi o elaborano stimoli minacciosi modellati da studi di laboratorio sulla fisiologia dello stress.

Durante l’imaging, questa attività neurale viene misurata insieme alle reazioni fisiologiche periferiche (ad esempio, la pressione sanguigna) che sono state implicate nel rischio di malattia (Gianaros & Wager, 2015).

Le prove di questi studi di imaging cerebrale indicano che questi fattori coinvolgono una rete di regioni corticali e limbiche, in particolare regioni della corteccia prefrontale mediale e laterale, del cingolo, dell’insula e dell’amigdala.

Si presume che i modelli di attività evocati attraverso queste e altre regioni cerebrali in rete corrispondano ai processi neurali che supportano le valutazioni dei fattori stressogeni e possibilmente l’esperienza emotiva, la risposta e la regolazione (Gianaros & Wager, 2015).

Inoltre, i cambiamenti nell’attività neurale in queste stesse regioni sono associati a misure periferiche della fisiologia dello stress, inclusi parametri rilevanti per la malattia della fisiologia autonomica, neuroendocrina, cardiovascolare e immunitaria (Muscatell & Eisenberger, 2012).

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

Informazioni di Contatto per Servizi di Psicologia :

Fonte

Cohen S.,Gianaros P.J.,Manuck S.B.(2016) A Stage Model of Stress and Disease.Perspect Psychol Sci. 11(4): 456–463.

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