genetica – Dott.ssa Donatella Valsi https://www.sentirepsicologia.it Psicologa Clinica - Individuale e di Coppia - Roma Nomentana - Montesacro - Guidonia e Online Mon, 21 Oct 2024 18:33:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 https://i0.wp.com/www.sentirepsicologia.it/wp-content/uploads/2019/12/cropped-profile.png?fit=32%2C32&ssl=1 genetica – Dott.ssa Donatella Valsi https://www.sentirepsicologia.it 32 32 170221724 La Depressione: Prenditi cura di Te https://www.sentirepsicologia.it/2021/11/10/depressione-psicologa-guidonia/ Wed, 10 Nov 2021 17:52:36 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=1438

Viene spiegata cos’è la depressione, le possibili cause, ed illustrati gli interventi terapeutici e di prevenzione psicologica in modo da orientare la persona a scegliere di prendersi cura di sé

Cos’è la depressione?

La depressione è un disturbo dell’umore che provoca una persistente sensazione di tristezza e perdita di interesse.

Influenza il modo in cui ti senti, pensi e ti comporti e può comportare una serie di problemi emotivi e fisici.

La persona potrebbe avere difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane e, a volte, potrebbe sentire come se la vita non fosse degna di essere vissuta.

La depressione è una malattia del tono dell’umore, cioè di quella funzione psichica che accompagna l’adattamento al nostro mondo interno, psicologico e a quello esterno: il tono è alto quando siamo in condizioni piacevoli, va verso il basso quando viviamo situazioni sgradevoli.

Le persone che soffrono di depressione si percepiscono come inadeguate e senza valore, considerano l’ambiente circostante come “ostile” e non supportivo e il futuro appare incerto e pieno di difficoltà.

Chi soffre di depressione sperimenta angoscia persistente, perdita di interesse nelle attività che normalmente danno piacere e difficoltà nello svolgimento anche delle più semplici azioni quotidiane, per almeno due settimane, a volte con conseguenze negative sulle relazioni interpersonali.

La Depressione secondo Jung:

La depressione è una signora vestita di nero che bisogna far sedere alla propria tavola ed ascoltare.

(Carl Gustav Jung)

Le caratteristiche della depressione

Sentirsi depressi significa vedere il mondo come se si indossassero degli occhiali con lenti scure: tutto diventa grigio, opaco e difficile da affrontare, anche compiere le normali attività quotidiane come alzarsi dal letto, lavarsi, telefonare ad un amico, fare la spesa.

La persona che soffre di depressione presenta un umore depresso per la maggior parte del giorno, tutti i giorni e, come precedentemente detto, una perdita di interesse e piacere per tutte, o quasi tutte, le attività.

Inoltre, si può verificare una significativa variazione rispetto al proprio peso corporeo e al sonno. A compromettere ancora di più tutti gli ambiti della vita (sociale, lavorativa, familiare), il paziente riferisce problemi per quanto riguarda l’attenzione, la concentrazione, oltre che pensieri ricorrenti di morte e ideazione suicidaria.

La Depressione nel mondo

La depressione colpisce nel mondo 5 persone su 100 (circa 322 milioni di persone); ha un’incidenza maggiore nella popolazione femminile (3 su 4 pazienti, circa il 75%) in un’età compresa tra 55 e 74 anni (dati OMS), e colpirebbe più frequentemente l’occidente e la regione sud-est asiatica.

In Italia, l’incidenza del disturbo sarebbe di 2,8 milioni di persone (circa il 5-6% della popolazione) calcolato dall’Istituto Nazionale di Statistica. Il Sole 24 ore nel 2018 ha stimato che nel 2030 la depressione possa rappresentare la maggior causa di disabilità nel mondo.

Nel Soma, nell’ Emotività, nell’ Azione, nel pensiero …

I sintomi somatici della depressione più comuni sono:

  • perdita di energie,
  • senso di fatica,
  • disturbi della concentrazione e della memoria,
  • agitazione motoria e nervosismo,
  • perdita o aumento di peso,
  • disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)
  • mancanza di desiderio sessuale,
  • dolori fisici,
  • senso di nausea.

I sintomi emotivi della depressione tipici di chi è depresso sono:

  • tristezza,
  • angoscia,
  • disperazione,
  • senso di colpa,
  • vuoto,
  • mancanza di speranza nel futuro,
  • perdita di interesse per qualsiasi attività,
  • irritabilità e ansia.

Il contenuto dei pensieri associati alla depressione, come aveva già osservato lo stesso Aaron Beck ( psichiatra e psicoterapeuta statunitense,fu il fondatore della Terapia Cognitiva) è tipicamente caratterizzato da una visione negativa di sé, del mondo e del suo futuro. I temi principali sono di fallimento, incapacità e mancanza di speranza. Nella mente del paziente depresso si strutturano tre schemi cognitivi depressogeni, che hanno appunto come temi la perdita (loss), la disperazione (hopeless) e l’autocritica (self-blame).

 Sono stati chiamati da Beck questi temi come “aspettative negative su di sé, sul mondo e sul futuro”, concetti che diverranno noti come “triade cognitiva” della depressione.

I principali sintomi della depressione comportamentali sono:

  • riduzione delle attività quotidiane,
  • evitamento delle persone e isolamento sociale,
  • comportamenti passivi,
  • riduzione dell’attività sessuale
  • tentativi di suicidio.

I principali sintomi cognitivi della depressione invece, sono:

  • rallentamento ideativo,
  • incapacità decisionale,
  • disturbi della concentrazione e della memoria,
  • ruminazione depressiva,
  • pensieri negativi su di sé, sul mondo e sul futuro,
  • idee di colpa, indegnità, rovina,
  • autosvalutazione,
  • autocommiserazione,
  • percezione del tempo rallentato,
  • percezione dell’attuale stato mentale come di una condizione senza fine.

Alla luce di tutto ciò, il paziente valuta ogni situazione in maniera negativa e pessimistica, sentirsi “giù di morale” non gli permette di apprezzare nulla di ciò che lo circonda. La gioia, il piacere, l’affetto, la spinta all’azione lasciano il posto alla passività e alla demotivazione, due elementi che incastrano il paziente in un circolo vizioso che lo paralizza.

Cause della depressione

E’ un disturbo multifattoriale dove aspetti genetici, biologici e psicosociali interagiscono tra loro.

Non è possibile descrivere una precisa eziologia del disturbo.
L’ipotesi più accreditata è che l’individuo svilupperebbe l’episodio depressivo per la presenza di una serie di vulnerabilità:

  • Genetica, che si riferisce al corredo genetico presente nell’individuo.
  • Biologica, data dalla presenza di determinati neurotrasmettitori in precise aree cerebrali;
  • Psicologica, cioè il modo di pensare e di reagire agli eventi della vita;
  • Sociale, la disponibilità di relazioni sane e funzionali.

In altre parole, possiamo affermare che la depressione si sviluppa nelle persone geneticamente predisposte e che vengono esposte in ambienti che ne accentuano la vulnerabilità.

Come si cura la depressione? Come curare la depressione?

Cura della depressione : La Terapia Cognitivo – Comportamentale

Nel corso degli anni numerosi studi hanno evidenziato come la Terapia Cognitivo – Comportamentale aumenti la risposta al trattamento nei pazienti depressi, sia in termini di umore che di ansia, migliori la qualità della vita e riduca significativamente i sintomi post trattamento, abbattendo tantissimo la probabilità che la depressione si ripresenti.

In uno studio molto recente, Kappelmann et al. (2020) hanno sottolineato che i farmaci antidepressivi (ADM) e la psicoterapia sono trattamenti efficaci per il disturbo depressivo maggiore (MDD).

L’Importanza della Prevenzione della Salute Mentale

Attività fisica e depressione: verso la comprensione dei meccanismi antidepressivi dell’attività fisica

L’attività fisica può trattare e prevenire i sintomi depressivi ed influenza una serie di processi biologici e psicosociali implicati anche nella fisiopatologia della depressione.

L’esercizio fisico può determinare cambiamenti nella neuroplasticità, nell’ infiammazione, nello stress ossidativo, nel sistema endocrino, nell’ autostima, nel supporto sociale .

Interventi basati sull’esercizio fisico possono massimizzare i loro effetti antidepressivi a livello individuale.

Vivere il presente (Be Mindful): La Mindfulness come promotore del benessere psicologico

Nella psicologia contemporanea, la mindfulness è vista come uno strumento per aumentare la consapevolezza e rispondere in modo ottimale ai processi mentali che contribuiscono al disagio emotivo e al comportamento disadattivo.

La maggior parte delle nostre emozioni disturbanti derivano dal fatto che focalizziamo l’attenzione su pensieri che appartengono al passato o al futuro, non vivendo pienamente e con attenzione il presente.

Vivere nel presente significa ascoltare il proprio corpo, le nostre sensazioni corporee e concentrarsi sulle attività che si stanno vivendo in quel momento.

Cos’è la Mindfulness?

 La mindfulness è “portare la propria attenzione completa all’esperienza presente momento per momento”.

Maelatt e Kristeller

La mindfulness può essere considerata una maggiore attenzione e consapevolezza dell’esperienza attuale o della realtà presente.

La “consapevolezza” si riferisce alla coscienza dell’individuo di ciò che sta vivendo, senza che quelle esperienze siano al centro dell’attenzione.

“Attenzione” è il processo di focalizzazione della consapevolezza cosciente su esperienze specifiche.

Brown e Ryan

Vescovo et al. ha proposto una definizione operativa di mindfulness con due componenti:

  • Il primo riguarda l’autoregolazione dell’attenzione, che è focalizzata sull’esperienza immediata nel presente.
  • Il secondo implica avere un atteggiamento aperto, curioso e di accettazione verso quell’esperienza.

Kabat-Zinn ha descritto la mindfulness come “la consapevolezza che emerge prestando attenzione, intenzionalmente, nel momento presente, e in modo non giudicante, allo svolgersi dell’esperienza momento per momento” .

Questa consapevolezza può essere rivolta a esperienze interne (sensazioni corporee, sentimenti/emozioni e pensieri) ed esperienze esterne (ciò che si vede, si sente, si annusa, si gusta e si tocca).

Shapiro e Carlson hanno definito la mindfulness come “la consapevolezza che sorge attraverso la partecipazione intenzionale in modo aperto, premuroso e discernente”.

Questa definizione contiene tre elementi correlati:

  • Il primo elemento, l‘intenzione, implica riflettere sui propri obiettivi e valori personali e prestare attenzione alle cose più importanti nel realizzarli e nel sostenerli;
  • Il secondo elemento, l’attenzione (vale a dire, prestare attenzione alle esperienze nel qui e ora) è un prerequisito per vedere chiaramente. Infine, mentre l’intenzione si riferisce al motivo per cui prestiamo attenzione,
  • il terzo elemento, l’atteggiamento, riguarda il modo in cui prestiamo attenzione. Non si riferisce a un tentativo di cambiare le cose, ma a uno sforzo di relazionarsi con esse in modo non giudicante, con curiosità e compassione.

Efficacia scientifica

Diversi studi hanno messo in luce come la mindfulness possa risultare sia un fattore protettivo che un intervento efficace rispetto ai sintomi depressivi (Baer 2003; Hofmann et al., 2010)

La Terapia Cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT)

La Terapia Cognitiva basata sulla consapevolezza (MBCT) sviluppata dai terapisti ad approccio cognitivo-comportamentale  ovvero da Segal, Williams e Teasdale , viene spesso utilizzata per prevenire le ricadute nella depressione.

È stato ipotizzato che le basi teoriche per i meccanismi di cambiamento di MBCT includano una migliore regolazione emotiva correlata a una maggiore consapevolezza,  maggiore auto-compassione, ridotta ruminazione  e diminuzione dell’evitamento esperienziale dei sentimenti disforici.

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Conosciamo l’Ansia Patologica https://www.sentirepsicologia.it/2021/01/18/ansia-patologica-psicologa/ Mon, 18 Jan 2021 19:02:48 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=1046 L’articolo illustra l’ansia patologica e la promozione di una sana salute psicofisica.

Ansia Patologica Psicologia

Nell’ articolo precedentemente pubblicato abbiamo esplorato l’ansia, e ci siamo focalizzati sui lavori di diverse ricerche che descrivono in quali aspetti l’ansia influenza la nostra vita.

In questo vedremo cos’è l’ansia patologica e come sia possibile intervenire per favorire una sana salute psicofisica.

Prima di iniziare, è bene illustrare :

Cos’è l’ansia?

L’ansia è definita , nel DSM-V ( Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali- 5° edizione) come l’anticipazione di una minaccia futura:

  • si distingue dalla paura, la quale si verifica con una risposta emotiva a una minaccia imminente reale o percepita,
  • mentre l’ansia è l’anticipazione di una minaccia futura.

 L’ansia è un’emozione normale.

 Da un punto di vista evolutivo, è adattiva poiché promuove la sopravvivenza incitando le persone a evitare luoghi pericolosi.

La soglia clinica tra l’ansia adattiva normale nella vita quotidiana e l’ansia patologica angosciante che richiede un trattamento è soggetta al giudizio clinico.

Come abbiamo visto, l’ansia è un’emozione di base normale ed è necessaria senza la quale la nostra  sopravvivenza individuale sarebbe impossibile.

Cos’è l’ansia patologica?

L’ ansia patologica è eccessiva, persistente ed interferisce con il funzionamento della persona nella sfera sociale, relazionale, lavorativa e in altre aree importanti.

In altre parole, impedisce all’individuo di condurre una vita soddisfacente.

Più precisamente, l’ansia patologica può insorgere non solo nei disturbi d’ansia di per sé, ma anche nella maggior parte degli altri tipi di malattia mentale.

L’ansia può anche essere un segnale di avvertimento di un potenziale danno per la comparsa di malattie somatiche, come l’infarto miocardico o l’ipoglicemia in un paziente diabetico; naturalmente in questi casi, si richiede un approccio terapeutico completamente diverso in tali situazioni.

I Disturbi dell’ Ansia Patologica

I Disturbi d’ansia sono differenti l’uno dall’altro dalla tipologia di oggetti o di situazioni che provocano paura, ansia o comportamenti di evitamento.

Se vuoi conoscere i disturbi d’ansia più da vicino,se vuoi sensibilizzare qualcuno della loro esistenza, Ti invito a seguirmi su instagram :

#rubrica disturbi mentali – ogni giovedì

L’ obiettivo è quello di sensibilizzare più persone possibili per contrastare lo stigma verso la salute mentale  e promuovere la richiesta d’aiuto ad un professionista qualora ce ne fosse bisogno !

L’ ansia patologica chi colpisce?

I disturbi d’ansia sono il tipo più comune di malattia mentale nell’Unione Europea, in Svizzera, Islanda e Norvegia (dati per l’anno 2010).

Nello specifico sono i disturbi mentali più comuni rispetto a qualsiasi altra malattia mentale tra le persone in Europa di età compresa tra 14 e 65 anni.

Ansia Patologica nel Mondo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riferito che, nel 2015, i disturbi d’ansia si sono classificati al sesto posto tra tutte le malattie mentali e somatiche mondiali come causa dei cosiddetti anni vissuti con disabilità e al quarto posto nei paesi altamente sviluppati; quindi sono tra le malattie croniche con il maggiore impatto sulla vita dei pazienti . In particolare,le fobie specifiche sono il tipo più comune di disturbo d’ansia.

Rapporto tra i sessi

Le donne sono colpite da due a tre volte più comunemente rispetto gli uomini.

Ansia Patologica : Insorgenza

L’ansia patologica o meglio i Disturbi d’ansia possono manifestarsi di solito nell’adolescenza o nella prima età adulta soprattutto per quanto riguarda le fobie specifiche e la fobia sociale;

altri disturbi d’ansia come Il mutismo selettivo può insorgere già nel terzo anno di età di un bambino.

Ansia patologica nei bambini

E’ bene dire che la maggior parte dei bambini attraversa una fase transitoria di avversione non patologica per gli estranei, che spesso inizia all’età di otto o nove mesi.

Nel 2-3% dei bambini, l’ansia da separazione marcata persiste nell’età prescolare o scolare; dunque è indicato Il trattamento se l’ansia da separazione compromette il normale sviluppo del bambino, rendendogli impossibile avere importanti esperienze sociali.

Riassumendo…

I disturbi d’ansia possono insorgere durante l’infanzia, l’adolescenza o la prima età adulta.

Quali sono i principali disturbi d’ansia?

Il gruppo dei disturbi d’ansia comprende il disturbo d’ansia generalizzato (GAD), l’Agorafobia ,Disturbo d’ansia sociale(fobia sociale), i disturbi fobici specifici e il disturbo di panico.

Nell’attuale edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) che è il testo di riferimento principale per la tassonomia delle malattie mentali, il disturbo d’ansia di separazione e il mutismo selettivo sono stati recentemente classificati come disturbi d’ansia ; in precedenza, erano considerate malattie limitate all’infanzia e all’adolescenza, ma ora sono ritenute rilevanti anche nell’età adulta.

Ansia patologica e trattamento

La psicoterapia e il trattamento con farmaci psicoattivi sono le strategie terapeutiche di prima scelta.

Di tutti i tipi di psicoterapia, la terapia cognitivo comportamentale ha la migliore efficacia documentata.

In generale, i disturbi d’ansia ora possono essere trattati efficacemente.

I pazienti dovrebbero essere informati delle opzioni terapeutiche e dovrebbero essere coinvolti nella pianificazione del trattamento.

Gli attuali sforzi di ricerca sono incentrati su approcci terapeutici individualizzati e quindi, si spera, anche più efficaci di quelli attualmente disponibili.

Importante Diagnosi accurata !

Per qualsiasi paziente che si presenti con ansia patologica , è necessaria un’accurata valutazione psicologica e/o psichiatrica e somatica in modo da escludere un’eventuale patologia polmonare , cardiovascolare, neurologica ed endocrina (p. Es., Della ghiandola tiroidea).

Ansia Patologica & Altre Malattie

 I pazienti affetti sviluppano spesso ulteriori malattie mentali o somatiche (comorbilità sequenziale).

I disturbi d’ansia aumentano il rischio di sviluppare altre malattie mentali ;

in particolare per quanto riguarda la depressione o disturbi legati all’uso della sostanza(droghe).

Inoltre, i disturbi d’ansia svolgono un ruolo importante nello sviluppo e nella prognosi delle malattie somatiche; infatti,vi c’è un rischio elevato di sviluppare malattie cardiovascolari.

Di fatti, gli individui con un disturbo d’ansia corrono un rischio elevato di sviluppare ulteriori disturbi d’ansia nel tempo.

Importante è la Prevenzione e la Diagnosi…

La diagnosi precoce e il trattamento dei disturbi d’ansia possono quindi avere un effetto preventivo secondario contro ulteriori malattie mentali e somatiche, nonché un’influenza benefica sul decorso della malattia somatica.

Lo sviluppo e la valutazione di misure preventive contro i disturbi d’ansia dovrebbero avere un’alta priorità in considerazione dell’elevata prevalenza e cronicità di questi disturbi, della gravità della sofferenza che causano, dei loro alti costi socioeconomici e del loro ruolo di precursori della depressione e dei disturbi da uso della sostanza,come  anche i fattori complicanti nella malattia somatica

Quali sono i fattori di rischio dell’ansia patologica?

Fattori genetici

L’ereditabilità dei disturbi d’ansia, cioè il grado di partecipazione dei fattori genetici al loro sviluppo, è compresa tra il 30 e il 67%, con il resto della variazione rappresentato da fattori ambientali negativi individuali, come gli eventi della vita.

I disturbi d’ansia rientrano tra le cosiddette malattie genetiche complesse caratterizzate da una complessa interazione patogenetica di fattori ambientali con molteplici varianti genetiche a differenti loci cromosomici.

L’ereditabilità dei disturbi d’ansia, ovvero il grado di partecipazione dei fattori genetici al loro sviluppo, è compresa tra il 30 e il 67%.

Fattori ambientali  

Il resto della variazione è rappresentato da fattori ambientali negativi individuali, come gli eventi della vita . Questi includono, ad esempio :

  • Abuso e negligenza (emotiva e / o fisica),
  • Violenza sessuale,
  • Malattia cronica,
  • Lesioni traumatiche,
  • Morti di altri significativi
  • Separazione e divorzio,
  • Difficoltà finanziarie.

Fattori temperamentali

Anche i tratti della personalità, in particolare il nevroticismo, sono legati allo sviluppo di disturbi d’ansia.

Resilienza come strategia salutare

D’altra parte, fattori ambientali positivi, strategie di coping efficaci, stili di legame sicuri, esperienze di apprendimento di supporto e una buona rete di supporto sociale possono aumentare la resilienza, anche in presenza di una costellazione di fattori di rischio genetici.

Altre terapie:

Mentre la terapia cognitivo comportamentale e la psicofarmacoterapia sono considerate trattamenti di prima linea per i disturbi d’ansia, negli ultimi anni sono state studiate e applicate nella pratica clinica di routine ulteriori strategie di trattamento, come le seguenti:

  • Terapia metacognitiva,
  • Terapia di accettazione e impegno (ACT),
  • Tecniche basate sulla consapevolezza : Mindfulness, Tecniche di rilassamento.
  • Tecniche di stimolazione non invasiva, come la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) o la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) .
  • ed Attività fisica ed esercizio.

Lo sport contro l’ansia patologica

E’ particolarmente interessante l’uso dell’attività fisica e dell’esercizio come trattamento dei disturbi d’ansia.

Questa modalità di trattamento è poco costosa e ha pochi effetti indesiderati;

dovrebbe essere applicato in combinazione con le terapie di prima linea (non come unico intervento) ed è usato troppo raramente nella pratica clinica di routine .

La Psicologia & L’Ansia Patologica

Le linee guida di pratica clinica contengono anche raccomandazioni per i trattamenti psicologici dei disturbi d’ansia nel contesto dell’assistenza medica primaria.

Gli elementi costitutivi essenziali del trattamento sono:

  • Consulenza psicologica,
  • psicoeducazione all’ansia e ai disturbi d’ansia,
  • istruzioni per gli esercizi contro l’ansia in situazioni di vita reale, e
  • l’uso di manuali di autoaiuto .

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonte

Ströhle A., Gensichen J., Domschke K.The Diagnosis and Treatment of Anxiety Disorders(2018).Dtsch Arztebl Int.155(37):611-620.

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Esploriamo la solitudine https://www.sentirepsicologia.it/2020/05/14/solitudine-psicologa-guidonia/ Thu, 14 May 2020 18:37:28 +0000 https://www.sentirepsicologia.it/?p=741 Esploriamo la solitudine: vediamo insieme se la solitudine può influenzarci ed influenzare la nostra vita; inoltre,vengono illustrati alcuni studi e teorie scientifiche per avere una maggiore comprensione sulla solitudine.
Solitudine - Emozioni - Psicologia

Esploriamo la Solitudine

Abbiamo esplorato nel precedente articolo come il rischio di essere infettati da Covid-19 attraverso il contatto personale, insieme alle restrizioni attuate, può contribuire a sentimenti di solitudine.

Proprio per questo motivo, ci siamo focalizzati sulla solitudine,le sue dimensioni e le possibili conseguenze che potrebbe determinare.

In questo articolo esploreremo ulteriormente la solitudine,

Ponendoci alcune domande interessanti per una maggiore comprensione.

La solitudine può essere influenzata da eventi ed esperienze della vita?
Se si, come può influenzarci?
Uno Studio scientifico cerca di rispondere a queste domande.

I Ricercatori  del Norwegian Center for Research, Education and Service Development di Oslo hanno svolto uno studio con l’obiettivo di rispondere a queste domande.

Precisamente,Lo studio ha esaminato:

  •  le caratteristiche personali,
  • gli eventi di vita associati
  •  ed altri eventi che potrebbero predire la sua incidenza 

di uomini e donne di età compresa tra 40 e 80 anni per un periodo di 5 anni.

Risultati:

E’ emerso che Eventi infantili avversi sono stati associati alla solitudine di uomini e donne.

Gli eventi avversi individuati:

  • Essere stati vittime di bullismo
  • Conflitti con i genitori
  • Problemi economici nella loro famiglia d’infanzia (soprattutto per le donne)
Per quanto riguarda l’incidenza della solitudine:
  • tra le persone di età compresa tra i 40 e i 59 anni, il divorzio predice la solitudine nelle donne ma non negli uomini.
  • tra le persone di età compresa tra 60 e 80 anni, la morte del partner è stata un predittore più forte dell’incidenza della solitudine negli uomini che nelle donne.
Conclusione:

I risultati dimostrano che è influenzata dagli eventi e dalle esperienze dalla prima infanzia alla vita successiva, e che alcuni eventi ed esperienze influenzano la solitudine negli uomini e nelle donne in modo diverso.


Come è stato visto nell’articolo precedentemente menzionato (leggi qui),

La solitudine è uno stato emotivo negativo e angosciante che nasce da una discrepanza tra i livelli desiderati e percepiti di connessione sociale ( Perlman e Peplau, 1981 ).

I diversi approcci

La solitudine è stata valutata utilizzando due diversi approcci: unidimensionale e multidimensionale ( Russell, 1982 ; Shaver & Brennan, 1991 ).

Secondo l’approccio unidimensionale è un costrutto che varia principalmente in intensità.

Sostiene che ci sono importanti temi comuni in tutte le esperienze in vari contesti ( Russell, 1982 , 1996 ).

Invece , l’approccio multidimensionale, al contrario, distingue tra diversi tipi di solitudine vissuti in relazioni diverse.

 Sostiene che relazioni diverse (p. Es., Genitori contro coetanei) soddisfano bisogni sociali diversi (p. Es., Educazione e orientamento vs. senso di integrazione; Weiss, 1973).

Più precisamente,afferma che un singolo tipo di relazione non può soddisfare tutti i bisogni e emergono forme specifiche di solitudine quando non viene soddisfatta una specifica esigenza sociale ( DiTommaso & Spinner, 1997 ; Weiss, 1973 ).

Diverse Teorie

I principali approcci teorici alla solitudine includono la prospettiva dei bisogni sociali e il modello di discrepanza cognitiva (Heinrich & Gullone, 2006; Marangoni & Ickes, 1989).

La prospettiva dei bisogni sociali

La prospettiva dei bisogni sociali pone una relazione diretta tra i deficit sociali oggettivi e l’esperienza soggettiva della solitudine (ad es. Heinrich & Gullone, 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Sullivan, 1953).

Questa prospettiva afferma che i tipi di solitudine specifici per la relazione sorgono quando una relazione non soddisfa il suo insieme di bisogni sociali di base (DiTommaso & Spinner, 1997; Weiss, 1973).

Questi bisogni sociali cambiano nel corso della vita !

e si prevede che le esperienze di solitudine fluttuino di conseguenza (Sullivan, 1953).

Il Modello di discrepanza cognitiva

Il modello di discrepanza cognitiva si concentra sulla valutazione soggettiva delle persone delle loro relazioni piuttosto che sui bisogni soddisfatti da queste relazioni (ad esempio, Heinrich & Gullone, 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Russell, Cutrona, McRae e Gomez, 2012).

Si presume che tutti gli individui utilizzino uno standard interno quando valutano le loro relazioni (de Jong-Gierveld, van Tilburg e Dykstra, 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Perlman & Peplau, 1981; Russell et al., 2012).

Questo standard interno si riferisce alla quantità e alla qualità desiderate delle relazioni sociali (de Jong-Gierveld et al., 2006) e si basa in parte su un confronto tra le proprie relazioni sociali e le relazioni di altri simili (Russell et al., 2012 ).

Si ritiene che la solitudine emerga quando le persone sperimentano una discrepanza tra il loro standard interno e la quantità o qualità percepita delle loro relazioni sociali (de Jong-Gierveld et al., 2006; Marangoni & Ickes, 1989; Perlman & Peplau, 1981; Russell et al ., 2012).

Teoria evolutiva

Poiché né l’ambiente né i geni operano in modo isolato ( Manuck, 2010), la nostra comprensione della solitudine trarrebbe beneficio da una maggiore comprensione della complessa interazione tra geni e ambiente.

Complessa Interazione tra Geni e Ambiente

La ricerca genetica può spiegare :

Perché alcuni individui provano sentimenti di solitudine più rapidamente di altri?

La teoria evolutiva della solitudine (ETL; JT Cacioppo e Patrick,ETL; JT Cacioppo e Patrick, 2008), può aiutarci a rispondere a questa domanda.

Questa teoria afferma che sia i geni che l’ambiente sociale svolgono un ruolo importante nell’esperienza.

Evoluzione…

Stabilire e mantenere relazioni sociali con aspetti specifici è essenziale per la riproduzione e la sopravvivenza delle specie sociali, inclusi gli esseri umani.

Ad esempio, i gruppi sociali possono condividere la responsabilità di acquisire cibo, prendersi cura dei bambini e proteggersi dai predatori.

Per garantire che l’individuo agisca in modo da aumentare la probabilità di sopravvivenza, si sono evoluti meccanismi di avvertimento biologico (J. T. Cacioppo, Cacioppo, & Boomsma, 2014; J. T. Cacioppo & Patrick, 2008).

Secondo l’ETL, la percezione di essere socialmente isolati (cioè sentirsi soli), anche in compagnia di altri, funge da sistema di allarme biologico, presente in tutte le specie sociali, che segnala che le relazioni sociali salutari sono in pericolo o danneggiate (JT Cacioppo, Cacioppo, Capitanio e Cole, 2015; JT Cacioppo, Cacioppo, Cole, et al., 2015; S. Cacioppo, Capitanio e Cacioppo, 2014).

La natura avversa della solitudine motiva a riparare o sostituire i legami salutari carenti e il sollievo dall’affetto negativo che ne deriva è gratificante.
La natura avversiva della solitudine e il valore positivo gratificante del contatto sociale danno come risultato una duplice motivazione per risolvere la solitudine.

L ‘ELT specifica che la percezione di essere socialmente isolati (ad es. Assenza di mutuo soccorso e protezione) non è solo deleteria per la salute e il benessere, ma anche pericolosa (J. T. Cacioppo e Patrick, 2008).

Di conseguenza, l’ELT sostiene che la solitudine non solo aumenta una motivazione per occuparsi e avvicinarsi agli altri, ma promuove anche un’enfasi sull’autoconservazione a breve termine, incluso (a) un aumento della vigilanza implicita per le minacce sociali e, almeno negli esseri umani, (b) una crescente preoccupazione per gli interessi e il benessere dell’individuo (cioè, aumento dell’egocentrismo).

Conclusione:

I risultati sulla genetica molecolare forniscono un supporto per le diverse previsioni derivate dall’ETL.

Recenti scoperte hanno rivelato che molti geni contribuiscono, in piccola parte, alle sue differenze.

Grazie

Dott.ssa Donatella Valsi

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Fonti Bibliografiche

  • A.W.M. Spithoven,S.Cacioppo et al.(2019). Genetic Contributions to Loneliness and Their Relevance to the Evolutionary Theory of Loneliness .Perspect Psychol Sci.14(3):376-396;
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